
Resta però una questione quantitativa: non basta disporre di una singola soluzione efficace. Per contrastare attacchi da direzioni diverse o con più vettori, serve un numero adeguato di sistemi, distribuiti sul territorio e integrati in una rete. Da qui la priorità indicata dal generale: costruire una rete di protezione a partire dagli obiettivi definiti «vitali» o di «estrema importanza», includendo anche «infrastrutture come porti e nodi ferroviari e autostradali», per garantire continuità di mobilità e funzioni essenziali.«Ricordiamoci che (quella rappresentata dai droni, ndr) è una minaccia che per certi versi definirei molto letale per gli effetti che può produrre – ha affermato -. Ma soprattutto molto “cover”: abbiamo visto gli esempi: basta un camion che alza il bancale e sotto ci sono i cosiddetti sistemi tipo “Katjuša” (il lanciarazzi sovietico della Seconda guerra mondiale installato prevalentemente su autocarri, ndr) che sparano fuori questi droni. In tre minuti possono arrivare sull’obiettivo. In tempi così ristretti é molto difficile riuscire ad avere una scoperta e un contrasto efficace. Ci stiamo lavorando, e ci sono sistemi che possono essere adeguati a ciò. Senza fare nomi e cognomi di aziende, anche recentemente a Sabaudia l’Esercito ha avuto una dimostrazione dell’efficacia di molti sistemi». Tutto bene allora? No, manca ancora qualcosa. «Si tratta anche qui di acquisirne in numero sufficiente per poter controllare e rendere inefficace uno sciame che può arrivare da qualsiasi direzione, in qualsiasi punto. E quindi bisognerebbe avere centinaia di questi sistemi di difesa», ha osservato Frigerio.
L’ipotesi di far atterrare i velivoli su tratti autostradali come già in uso in altri Paesi Nato
È poi emersa anche l’ipotesi di utilizzare, in determinate circostanze, tratti autostradali come opzione alternativa. È un concetto noto in ambito Nato e già in uso in altri Paesi, spiegano fonti dell’Aeronautica Militare, collegato alle logiche di dispersione rapida degli assetti in presenza di minacce alle basi principali. La dispersione rapida degli assetti è la capacità di ridislocare in tempi brevi velivoli e supporti essenziali su più basi alternative, al fine di ridurre la vulnerabilità, aumentare la resilienza e assicurare la continuità delle operazioni. Frigerio ha posto l’accento sul fatto che non siamo di fronte a una pianificazione già definita: «Si tratta al momento solo di una delle varie ipotesi al vaglio, e non già in fase di pianificazione – ha affermato il generale – , chiarendo che il confronto con altri Paesi dell’Alleanza Atlantica come la Finlandia che la sta già adottando non è immediato: in Italia, la struttura della rete autostradale e le condizioni infrastrutturali rendono più complessa l’idea di rendere un tratto effettivamente idoneo, anche sul piano logistico e di sicurezza. Nelle varie fasi di studio bisogna anche tenere conto delle infrastrutture esistenti a livello di reti elettriche, piazzole, stazioni di servizio etc».
L’industria deve andare oltre la logica committente fornitore
Su questo fronte, il comandante ha sottolineato anche un punto più generale: servono tempi più rapidi nello sviluppo delle capacità, e ciò richiede un rapporto diverso con l’industria. Non più solo una dinamica “committente-fornitore”, ma un lavoro congiunto per sviluppare, testare e portare in produzione soluzioni efficaci. «L’industria non può più essere vista come colui a cui commissionato solo il prodotto – ha affermato -. Dobbiamo lavorare molto sinergicamente, dobbiamo sviluppare insieme il sistema d’arma, verificarne insieme l’efficacia e arrivare insieme in tempi decisamente brevi alla produzione».
La sfida delle terre rare
L’altra grande sfida riguarda le risorse, in particolare il tema delle terre rare. Frigerio ha chiarito che non significa, automaticamente, che tutti i sistemi d’arma dipendano da questi materiali. Tuttavia, se l’approvvigionamento non garantisce scorte adeguate per eventuali necessità prolungate, il rischio è trovarsi in difficoltà proprio nel momento in cui la richiesta cresce. «Ritengo che sì, sia un tema di attualissimo interesse – ha detto -, ma non è che manca l’approvvigionamento di terre rare, e che mancheranno necessariamente tutti i possibili armamenti che sono nell’inventario della Forza armata (l’Aeronautica Militare, ndr). Detto ciò – ha continuato il Comandante del Comando Squadra Aerea -, è chiaro che se non c’è un approvvigionamento sufficiente per garantire scorte che ipoteticamente ci dovessero mai servire in un confronto armato saremmo abbastanza deficitari. Una lancia spuntata, e infatti è uno dei temi prioritari del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica è quello di perseguire questo approvvigionamento, che è ancora un approvvigionamento “competitivo”».
Il generale ha definito quello dell’approvvigionamento e delle scorte degli armamenti temi prioritari e “competitivi”: molti Stati, ha ricordato, hanno preso atto di non disporre di scorte sufficienti per sostenere un confronto prolungato. Frigerio ha richiamato un punto spesso sottovalutato nelle dinamiche industriali: quando un Paese produttore decide di acquisire grandi quantità di un sistema, le priorità di consegna tendono naturalmente a favorire la domanda nazionale. «Tutti (gli Stati, ndr) – ha sottolineato – si sono improvvisamente accorti di non aver sufficienti scorte di guerra per poter affrontare un confronto armato prolungato ed è evidente che i Paesi produttori possono avere un vantaggio in questo senso».Per questo, la riflessione finale si traduce in una linea pragmatica: valutare anche la diversificazione delle dotazioni, così da ridurre dipendenze e mantenere opzioni operative efficaci anche in contesti di forte pressione sulla produzione e sulle catene di fornitura. «Questa – ha concluso il Comandante del Comando Squadra Aerea dell’Aeronautica Militare – è sicuramente una crescita che va valutata diversificando magari le dotazioni di armamenti, in maniera da poter avere se non esattamente quell’armamento, un armamento comunque efficace, che possa essere impiegato». La partita è già in corso, e l’arbitro della geopolitica ha già azionato il cronometro.










