
Alla Camera dei deputati l’anno si è chiuso con il deposito di una immensa pila di scatoloni dove troneggia il volto di Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo richiuso per quasi 33 anni in carcere, accusato di un triplice omicidio che non aveva commesso, assolto nel gennaio 2024 dopo un processo di revisione. Una pila di scatoloni che contengono le oltre 50mila firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede di dare un assegno mensile di mantenimento alle vittime di giustizia, in attesa di avere un risarcimento dallo Stato. Una richiesta che ha come emblema la vicenda del pastore sardo al quale la mala giustizia ha rubato quasi 33 anni di vita, costringendolo a passare decenni dietro le sbarre da innocente, senza poter avere un lavoro, costruirsi una famiglia, condurre una vita normale. E senza oggi poter avere una pensione per mantenersi. Una persona senza risorse economiche che, se non avesse i familiari, dovrebbe vivere in strada.
Obiettivo un assegno in attesa del risarcimento dello Stato
La raccolta di firme – promossa dal Partito Radicale tramite l’instancabile Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna e tesoriera del partito e sostenuta dalla famiglia di Beniamino Zuncheddu – ha superato le 50mila firme necessarie per la presentazione in Parlamento di una legge di civiltà per risarcire persone alle quali è stato tolto tutto, nonostante fossero innocenti. Una proposta di legge animata dalla vicenda limite del pastore sardo entrato in carcere qualche mese prima di compiere 27 anni e uscito alle soglie dei 60 anni. Tutto per una falsa testimonianza indotta da un agente della Criminalpol dell’epoca che aveva convinto l’unico sopravvissuto alla strage a fare un falso riconoscimento di Zuncheddu come autore del triplice omicidio e del tentato omicidio dell’unico superstite. Una vicenda alla quale Il Sole 24 Ore e Radio 24 hanno dedicato il podcast “Innocente”, disponibile sul sito del Sole e sulle principali piattaforme.
Irene Testa: una proposta di legge di civiltà
«Dovrei ringraziarvi uno a uno. Tanta è stata la bellezza e la solidarietà che ho incontrato in questi mesi. Abbiamo riso e pianto insieme. Ho conosciuto persone bellissime – ha sottolineato la Garante dei detenuti della Regione Sardegna Irene Testa sui social raccontando i mesi di raccolta delle firme – a partire dai tantissimi volontari che hanno raccolto senza mai fermarsi; gli avvocati autenticatori che ci hanno accompagnato passo passo; i tanti Comuni che hanno fatto l’impossibile per certificare le firme, alcuni anche facendo gli straordinari. Naturalmente al Partito Radicale che ha promosso questa proposta di legge di civiltà. Dedichiamo questo risultato a Beniamino e altri affinché la sua vicenda possa rappresentare un monito presente e futuro a una politica spesso sorda e indifferente. Ora però la battaglia continua, si sposta dalle piazze in Parlamento».
Il Parlamento sani il vuoto normativo attuale
«È ora che il Parlamento intervenga a sanare questo vuoto normativo – ha detto al Sole 24 Ore Irene Testa – che genera una doppia ingiustizia. Non è accettabile, nè sopportabile che una persona vittima del sistema giustizia che non ha funzionato, che ha giudicato male, che ha incarcerato, possa lavarsene le mani e costringere le persone a chiedere l’elemosina per poter
sopravvivere. Quella del Partito Radicale è stata una mobilitazione importante che ha coinvolto centinaia di volontari. E come diceva Marco Pannella, la gente è sempre più avanti della politica».











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