
La denatalità è un indicatore presente in tutte le principali nazioni europee, ma nel nostro Paese, diversamente da quanto accade in Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, il tema è vissuto con maggiore inquietudine e con la percezione che non si disponga di una strategia di lungo periodo capace di invertire realmente la tendenza. Non c’è ancora un disegno organico, ci si affida perlopiù a interventi frammentati e a misure temporanee che non generano la fiducia necessaria di sostegno alla genitorialità. Le iniziative italiane appaiono meno sistemiche, più legate alla contingenza politica che a una visione condivisa.
Italia versus Francia
Il confronto con la Francia è emblematico. Anche lì la denatalità è un problema riconosciuto, ma la presenza di un welfare storico, capillare e strutturato, consente ai giovani under 35 di percepire il ruolo di genitore come compatibile con il lavoro e con la vita quotidiana, o almeno in misura molto meno problematica rispetto ai coetanei italiani. Anche la Germania affronta il tema con un approccio diverso rispetto al nostro modello. La programmazione pubblica è percepita come stabile e affidabile. Non si chiede alle famiglie di supplire alle carenze del sistema, ma si punta a sostenere l’equilibrio tra vita privata e professionale, valorizzando servizi educativi e modelli di flessibilità lavorativa, pur in presenza di una crisi economica, a dimostrazione che l’aspetto finanziario non è il fattore determinante che influisce nella scelta.
Il confronto con Gran Bretagna e Spagna
A comprova sono da citare alcuni studi Istat che dimostrano come i nuclei familiari con un numero maggiore di figli siano concentrati nelle classi medio-basse e non in quelle abbienti. La Gran Bretagna offre, invece, un quadro diverso ma ugualmente utile al confronto. Pur non avendo un welfare paragonabile a quello francese o tedesco, il sistema britannico è percepito come più pragmatico. Le politiche cambiano, ma senza fratture radicali. In Italia, invece, la sensazione diffusa è che ogni governo riparta da capo, con interventi che non si maturano nel tempo. Anche la Spagna affronta lo stesso problema ma con comportamenti differenti. Nel Paese iberico la denatalità è ugualmente elevata ma nel sondaggio emerge che il tema viene affrontato in maniera diversa, puntando maggiormente sulla cultura della genitorialità e su una organizzazione del lavoro in linea con le esigenze di chi ha figli piccoli.
Politiche strutturali
Il quadro complessivo che emerge dal confronto internazionale suggerisce che il vero nodo italiano non sia solo la denatalità in sé, ma la distanza tra il bisogno di una visione e l’assenza di una strategia stabile. I giovani italiani percepiscono che, per affrontare una sfida così complessa, servono politiche che superino la logica dei bonus e dei piccoli aggiustamenti, e che si costruisca finalmente una piattaforma strutturale di servizi, opportunità e certezze. Una risposta che guardi avanti e che restituisca fiducia. Non è un caso, infatti, che – come dichiarato dalla maggioranza degli intervistati italiani – è la rete della propria famiglia il vero sostegno alla genitorialità, diversamente da quanto accade nelle altre nazioni, soprattutto in Germania e Gran Bretagna, laddove il concetto della “famiglia” è molto diverso dal nostro e spesso non rappresenta una vera rete di protezione sociale.
Quindi, rispetto alle altre grandi nazioni europee, l’Italia sembra essere il Paese che più attende una direzione chiara. La denatalità, per essere affrontata davvero, ha bisogno di una visione che metta insieme sostegno economico, servizi, cultura del lavoro, parità di genere e qualità della vita. Una sfida che non può essere affidata alla somma di micro azioni, ma a un progetto organico capace di accompagnare l’Italia nel futuro.










