La sfida demografica che chiama in causa l’Italia (ma non solo), e in particolare l’impatto che la denatalità e il progressivo invecchiamento della popolazione avrà sul sistema pensionistico, entra in un passaggio dell’Annual Threat Assessment 2026. Si tratta del documento dell’intelligence Usa, pubblicato ogni anno dall’Office of the Director of National Intelligence, che delinea una panoramica completa sulle nuove minacce mondiali alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Tra queste, quelle informatiche e tecnologiche, ma anche terrorismo, armi di distruzione di massa, criminalità, questioni ambientali e relative alle risorse naturali, nonché questioni economiche. La legge prevede che il rapporto venga trasmesso alle commissioni di intelligence del Congresso, nonché alle commissioni per i servizi armati della Camera dei Rappresentanti e del Senato
«L’Italia dovrà affrontare gravi sfide fiscali»
«Le tendenze demografiche – si legge a pagina 25, nel paragrafo dedicato all’Europa – indicano che gli Stati membri dell’Ue, tra cui l’Italia, la Germania e molti paesi dell’Europa orientale, dovranno affrontare gravi sfide fiscali, poiché le ondate di pensionamenti metteranno a dura prova i sistemi pensionistici pubblici, con un numero sempre più esiguo di giovani lavoratori disponibili a sostituirli. Gran parte dell’Europa ha fatto affidamento sull’immigrazione di manodopera poco qualificata per ovviare alla carenza di manodopera, in particolare poiché l’età media del continente supera i 47 anni. Tuttavia, vari fattori, tra cui una mancanza di effettiva integrazione, hanno limitato la capacità di assorbire i nuovi arrivati, e sistemi di valori diversi hanno alimentato le tensioni sociali».
La spinta dei migranti sull’Europa
Il documento si sofferma poi sulla spinta dei flussi migratori ai confini dell’Europa. «Nel 2024 l’Europa ospitava circa 90 milioni di migranti internazionali, concentrati principalmente nell’Europa occidentale – si legge ancora nel documento -. Tra i notevoli aumenti registrati dal 2020 figurano oltre 6 milioni di ucraini registrati per la protezione temporanea, nonché ondate di richiedenti asilo e rifugiati, migranti economici e familiari provenienti dall’Asia, dal Medio Oriente, dall’Africa, dall’America Latina e dai Caraibi».
«Giovani immigrati più vulnerabili alla radicalizzazione politica e religiosa»
Il rapporto annuale dell’intelligence Usa pone l’accento sul fatto che «la mancanza di integrazione sociale e le limitate opportunità di lavoro in alcuni paesi membri dell’Ue, unite a valori culturali e religiosi contrastanti, hanno reso alcuni giovani immigrati più vulnerabili alla radicalizzazione politica e religiosa — oppure arrivano già radicalizzati. Gli atti di terrorismo, la violenza contro le donne e l’antisemitismo tra gli immigrati provenienti dai paesi islamici sono in aumento. Una delle conseguenze di queste tendenze è, com’era prevedibile, un crescente sentimento anti-immigrazione tra molti elettori europei». Ancora: «In Europa esiste una grande varietà di movimenti islamici, alcuni dei quali sono legati al movimento ideologico islamista dei Fratelli Musulmani. I gruppi terroristici islamisti e gli attori ostili – viene sottolineato nel report – hanno sfruttato gli attacchi di Hamas contro Israele e la risposta israeliana come motivo di mobilitazione per pianificare attentati contro obiettivi cristiani ed ebrei in Europa».
I prezzi elevati dell’energia possono mettere sotto pressione gli sforzi per sostenere le spese per la difesa
L’Annual Threat Assessment 2026 lancia l’allarme: «le sfide economiche dell’Europa e la crescita lenta sono state aggravate dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e dalle politiche fiscali dell’era COVID. I prezzi elevati dell’energia e l’inflazione continuano a ostacolare la crescita economica e potrebbero mettere sotto pressione gli sforzi volti a sostenere la spesa per la difesa. In tutta Europa, i governi, già messi a dura prova da un deficit di bilancio elevato e dal debito, stanno assumendo impegni di difesa notevolmente più consistenti. L’aumento della spesa europea per la difesa – viene infine messo in evidenza – potrebbe promuovere una base industriale della difesa più solida su entrambe le sponde dell’Atlantico». Considerazione quest’ultima che si pone perfettamente in linea con il pressing di Trump sugli europei affinché investano di più sulla difesa.











