Il Fascicolo digitale dell’immobile pubblico passa dall’Agenzia del Demanio. È questo il cuore dell’emendamento a prima firma di Ylenja Lucaselli, deputata di Fratelli d’Italia, al decreto 66/2026 all’esame della commissione Ambiente della Camera. La proposta, inserita tra i segnalati e dunque data per blindata, istituisce un sistema unico nazionale per raccogliere, aggiornare e incrociare i dati sugli immobili utilizzati, detenuti o gestiti dalle pubbliche amministrazioni. Un cambio di passo che, nelle intenzioni, punta a risolvere uno dei nodi più fragili del patrimonio pubblico: sapere davvero quanti immobili ci sono, dove sono, in che stato si trovano.
«Era necessario riorganizzare in chiave di semplificazione la macchina del monitoraggio degli immobili pubblici – dice la deputata Fdi -, uno snodo fondamentale per dare attuazione al primo pilastro sulle case popolari ma anche a quello privato». II Demanio diventerebbe così il perno informativo del Piano casa. Un passaggio tutt’altro che indolore: la novità riporta in partita l’Agenzia e, insieme, interviene su un assetto oggi presidiato dal ministero dell’Economia attraverso la cabina di regia incaricata della ricognizione delpatrimonio pubblico. Sullo sfondo resta anche il nodo delle coperture: il Fascicolo digitale nasce senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, ma proprio questo passaggio apre interrogativi sulle risorse con cui l’Agenzia dovrebbe dare corso all’operazione.
I lavori parlamentari
In questo modo, comunque, si allargherebbe il raggio d’azione del Piano, che dopo il passaggio in Parlamento potrebbe coinvolgere diversi soggetti nuovi, come anche gli enti del Terzo settore e Sace. Se ne saprà di più la prossima settimana, quando il decreto 66 (relatori: Dario Iaia, Fdi, Erica Mazzetti, Fi, ed Elisa Montemagni, Lega) è atteso al voto delle proposte di modifica in commissione Ambiente; per la settimana successiva è già calendarizzato il passaggio in Aula a Montecitorio.
Il Terzo settore
Proprio il coinvolgimento del Terzo settore nel programma dedicato all’emergenza abitativa è stato tra i temi ricorrenti delle audizioni presso la commissione Ambiente della Camera: si tratta di un modo per avvicinare il Piano ai territori. Ci sono, allora, molte possibilità che vengano approvati alcuni dei molti emendamenti presenti sul tema nel fascicolo dei segnalati. Una proposta di Fratelli d’Italia (firmata da Letizia Giorgianni) prevede di rendere accessibili i contributi per l’edilizia residenziale pubblica anche agli enti del Terzo settore e della cooperazione sociale «operanti nell’ambito dell’abitare sociale e della rigenerazione urbana». Non solo. Nell’ambito degli avvisi pubblici legati proprio alle case popolari saranno, in base all’emendamento, promossi accordi e partenariati «con cooperative edilizie, cooperative sociali, enti del Terzo settore, imprese sociali e altri soggetti senza scopo di lucro operanti nel settore dell’abitare sociale», per il riuso di spazi dismessi «da destinare a interventi di edilizia residenziale sociale, co-housing, senior housing e servizi abitativi integrati».
Una proposta della Lega (prima firmataria: Laura Cavandoli) ipotizza che, nelle operazioni di edilizia convenzionata, finanziate dai privati, sia prevista «la presenza di spazi e servizi di prossimità, anche comuni, funzionali alla coesione sociale e al benessere della comunità residente, con particolare riferimento a interventi di senior cohousing e cohousing intergenerazionale». In queste operazioni andranno coinvolte «le reti e gli enti del Terzo settore operanti in ambito sociosanitario e di comunità».











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