«Conoscere l’italiano significa integrarsi», afferma il ministro Giuseppe Valditara, che distingue le nuove disposizioni dalle vecchie circolari: queste ultime, sottolinea, erano raccomandazioni prive di valore vincolante.
La distribuzione degli alunni stranieri cambia molto da un territorio all’altro. Secondo la rielaborazione di Skuola.net sui dati ministeriali del 2022-2023, le scuole oltre il 30% sono 4.223, pari al 7,9% del totale. Guardando invece alle classi statali, la quota sopra soglia raggiunge il 16,8% in Lombardia e il 15,6% in Emilia-Romagna, dove nella primaria tocca il 25%. Seguono Liguria (13,9%), Piemonte (11,2%), Veneto (10,5%) e Toscana (10,4%).
Nel Mezzogiorno le percentuali sono molto più basse: 0,4% in Puglia e Sardegna, 0,6% in Campania, 1,1% in Basilicata e 1,5% in Sicilia. Tra le province, l’incidenza degli studenti stranieri sul totale degli iscritti è più alta a Prato (28%) e Piacenza (25,2%). Per numero di presenze prevalgono Milano, con oltre 82mila alunni, Roma con 66mila e Torino con 40mila.
Nel complesso gli studenti stranieri sono circa 930mila, l’11,6% della popolazione scolastica. Ma il 65,2% è nato in Italia: quasi due su tre. Sono ragazzi cresciuti nelle scuole italiane, molti dei quali parlano italiano come lingua madre. Cittadinanza e difficoltà linguistiche non coincidono. Considerando soltanto gli alunni stranieri nati all’estero, la quota di classi oltre il 30% si riduce nettamente.
Il Quirinale: la circolare del 1990 e le correzioni al decreto
Il confronto politico ha coinvolto anche Sergio Mattarella. Giorgia Meloni ha richiamato la circolare sugli alunni stranieri che l’attuale capo dello Stato firmò nel 1990 da ministro dell’Istruzione. Il giorno prima, Mattarella aveva ricordato le tutele costituzionali del diritto allo studio. La circolare conteneva la formula «ove possibile», che lasciava spazio alle condizioni concrete delle scuole.












