«Il quadro geopolitico che abbiamo davanti oggi è sottosopra, il mondo è capovolto da vari punti di vista. Dopo la Guerra Fredda, l’economia globale era caratterizzata da apertura, integrazione e certezza. Tutti beneficiavano di un egemone, gli Stati Uniti, impegnato a mantenere un ordine multilaterale e basato su regole, cosa che ha permesso al commercio e agli investimenti di prosperare. Oggi, invece, dobbiamo fare i conti con la chiusura, la frammentazione e l’incertezza». Lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, parlando da Dublino, dove ha ricevuto il Sutherland Leadership Award, premio intitolato a Peter Sutherland, che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, è stato commissario europeo per la Concorrenza e primo direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, guidando con successo un negoziato commerciale che coinvolse oltre 120 Paesi.
La sfida per l’Europa
«Ci sono momenti della storia in cui le cose che una volta erano fissate nella pietra diventano fluide. Istituzioni, norme e alleanze che sembravano senza tempo possono improvvisamente essere rifatte. Questi momenti si verificano di solito una sola volta in una generazione», ha detto Lagarde, spiegando che oggi «le rivalità stanno portando verso il protezionismo e mettendo in crisi le catene di approvvigionamento globali. Le istituzioni internazionali che Peter ha contribuito a costruire si trovano ad affrontare sfide crescenti, con l’indice che misura l’incertezza delle politiche commerciali a livelli più di otto volte superiore al valore medio dal 2021».
Questo contesto «rappresenta una seria sfida per l’Europa su due fronti: economico, aggravando problemi esistenti su crescita e competitività e rendendo l’Europa vulnerabile ai venti contrari da un punto di vista commerciale, e strategico, perché il nuovo contesto potrebbe aumentare le nostre vulnerabilità in termini di sicurezza», ha detto Lagarde, spiegando che «non possiamo più contare pienamente sugli accordi di sicurezza in vigore dalla Seconda guerra mondiale. Se dovesse crearsi un vuoto di sicurezza, potrebbe incoraggiare l’opportunismo di attori ostili alle porte dell’Europa».
Ue superi meccanismo di voto con veti nazionali
L’Europa «non può permettersi di essere divisa» di fronte alle maggiori economie mondiali che usano leve come i dazi per ottenere «concessioni su altre finalità strategiche», e dovrebbe superare i veti nazionali con una riforma strutturale che aumenti la capacità di votare a maggioranza qualificata. Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde, secondo cui «per difendere i nostri interessi dobbiamo cambiare strutturalmente il modo in cui prendiamo decisioni» superando «la tradizione storica in cui il veto di un singolo Paese può mandare all’aria l’interesse collettivo di 26 altri Paesi».
Dazi: manteniamo schiena dritta e facciamoci sentire
«Nel momento in cui grandi economie adottano politiche strategiche come i dazi, l’Europa non può apparire disunita. Se non prendiamo decisioni in un’unica direzione europea, gli altri potrebbero usare le nostre divergenze contro di noi». Lo ha dichiarato Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, in un evento a Dublino, alla vigilia dell’annuncio di Trump sulle tariffe commerciali. Lagarde ha evidenziato come «ci sono momenti in cui situazioni sedimentate diventano fluide» e in cui «istituzioni, norme e alleanze che sembravano senza tempo possono essere improvvisamente modificate. In un momento in cui vogliamo far crescere la nostra economia, dobbiamo migliorare la nostra capacità di prendere decisioni per essere all’altezza. Rimaniamo a schiena dritta e facciamoci sentire», ha concluso Lagarde.