Altra giornata di passione, quella di ieri a Wall Street. Il mercato azionario statunitense ha perso circa 10.000 miliardi di dollari dal 17 gennaio, giorno dell’insediamento del presidente Donald Trump, la metà solo nelle ultime due sedute. I crolli sono stati provocati dai dazi imposti dagli Stati Uniti al resto del mondo e si sono intensificati a causa della risposta cinese. A poco serve il buon rapporto sull’occupazione di marzo, considerato dagli analisti come “la calma prima della tempesta”, come “prima del Covid”. Secondo gli esperti, la Fed potrebbe già tagliare i tassi d’interesse alla prossima riunione di maggio e operare una riduzione di 1,25 punti percentuali nel corso del 2025. Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha però frenato sulla possibilità di un taglio a maggio, affermando che i dazi faranno aumentare l’inflazione e che sarà necessario aspettare, visto l’outlook incerto. Per Powell, poi, esiste “il rischio di una disoccupazione più alta e di un’inflazione più alta”, una situazione “difficile per una Banca centrale”. Al momento, la Fed non rileva una tensione tra i due obiettivi – ha comunque detto Powell – non siamo negli anni ’70”. Il Dow Jones ha perso 2,231,86 punti (-5,50%), lo S&P 500 ha ceduto 322,44 punti (-5,97%), il Nasdaq ha chiuso in calo di 962,82 punti (-5,82%). Si tratta della peggior seduta e della peggior settimana dal marzo 2020, all’inizio dell’era Covid. In settimana, il Dow Jones ha perso il 7,9%, lo S&P 500 il 9,1%, il Nasdaq il 10%. L’indice Vix, il cosiddetto indice della paura, è cresciuto del 50% a oltre 45 punti.
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