Storie Web martedì, Marzo 24

COPENHAGEN – I sondaggi della vigilia non hanno sbagliato. I Socialdemocratici della premier uscente Mette Frederiksen hanno vinto le elezioni politiche danesi, seppure con il peggior risultato da più di un secolo, forse inferiore anche alle previsioni della vigilia. E formare una coalizione di governo, nel frammentatissimo Parlamento unicamerale danese, non sarà semplice, visto che nessuno dei due blocchi contrapposti, centrosinistra e centrodestra, ha la maggioranza, con il centrosinistra in vantaggio di una manciata di seggi.

Stando agli exit poll diffusi alle 20, subito dopo la chiusura dei seggi, dall’emittente pubblica DR e Epinion i Socialdemocratici sono il partito più votato, con il 19,2% dei consensi, ma perdono più di otto punti percentuali rispetto al 2022, passando da 50 a 34 seggi. Leggermente migliore (intorno al 21%) il risultato indicato da un altro exit poll, quello realizzato da TV2 e Megafon.

Guadagnano invece, secondo il primo exit poll, altre formazioni del blocco di sinistra, in particolare la Sinistra ecologista, che con l’11,4% (20 seggi) sarebbe il secondo partito più votato. A destra la migliore performance è quella dell’Alleanza liberale (10,5%, 18 seggi), all’opposizione nella legislatura uscente, mentre perdono colpi i liberali di Venstre (9,3%), alleati di Frederiksen nella grande coalizione che ha governato dal 2022. Perde anche, ma in misura più contenuta (un punto percentuale circa) il terzo partito di governo, i Moderati del ministro degli Esteri ed ex premier Lars Lokke Rasmussen, attestati all’8,2% e probabile ago della bilancia, come i sondaggi della vigilia prevedevano. Rialzano la testa i populisti del Partito popolare danese, quasi scomparsi nella precedente legislatura, che ottengono il 7,5% e il maggior balzo dal 2022 (+4,9 punti percentuali).

La grande coalizione che ha governato dal 2022 ad oggi non è la norma in Danimarca e comunque i risultati non daranno certo ai tre partiti la maggioranza. Anche tornare a maggioranze politicamente più uniformi, tuttavia, non appare semplice. Secondo i calcoli di DR e Epinion il cosiddetto “blocco rosso” avrebbe 83 seggi sui 179 del Folketing, il Parlamento danese, il “blocco blu” 78. Solo leggermente diverso, ma non nella sostanza, il calcolo che emerge da un altro exit poll, realizzato da TV2 e Megafon che dà il centrosinistra in vantaggio 86 a 75. Più che mai decisivi potrebbero perciò rivelarsi i seggi (14 secondo DR) dei Moderati. Insieme ai quattro assegnati ai due territori semiautonomi danesi, Groenlandia e Isole Faroe.

Ecco che allora la Groenlandia – punto di innesco delle elezioni, visto che la popolarità riguadagnata durante il confronto con Trump ha spinto la premier Frederiksen a convocare le elezioni già in marzo, ma poi poco significativa nella campagna elettorale – potrebbe tornare in un certo senso decisiva in una corsa così serrata. A vantaggio, probabilmente, del blocco di centrosinistra, visto che difficilmente i deputati dell’isola sosterrebbero un governo con i populisti del Partito del popolo danese, il cui leader, Morten Messerschmidt, ha liquidato l’ipotesi di una Groenlandia indipendente come “assurda”.

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