I palombari

Grazie alla disponibilità di autorespiratori amagnetici, silenziosi e frangi bolle, i palombari possono operare contro qualsiasi tipo di mina navale (anche per neutralizzazione e raccolta di informazioni operative). Sulla base dei sistemi in dotazione, i cacciamine sono in grado di effettuare ricerca ed esplorazione dei fondali oltre i 1000 metri, identificare, a mezzo sensori ottici, oggetti sul fondo del mare fino alla quota operativa di oltre 600 metri ed effettuare la bonifica di ordigni esplosivi.

Lo scafo in vetroresina amagnetico

I cacciamine della Marina Militare sono dotati di uno scafo in vetroresina amagnetico, maggiormente resistente in confronto ai tradizionali scafi in legno, e soprattutto in grado di inibire i sensori magnetici delle mine. Il sistema di propulsione dei cacciamine è creato, inoltre, al fine di ridurre al massimo l’acustica: durante le attività di condotta ed individuazione delle mine, i motori e le altre apparecchiature, sono isolati acusticamente allo scopo di inibire i sensori acustici degli ordigni.

La guida dei convogli

Oltre allo sminamento delle vie di navigazione, i cacciamine della Marina Militare possono condurre la guida dei convogli lungo un canale precedentemente bonificato, con larghezza di circa 600 metri, con l’obiettivo di mantenere il convoglio sull’asse del canale e, laddove siano identificati sul transito oggetti sospetti attraverso i sensori in dotazione precedentemente descritti, guidare il convoglio stesso in modo da evitare il passaggio sull’area a rischio.

La rimozione degli ordigni della seconda guerra mondiale

In aggiunta, i cacciamine svolgono una continua attività di supporto ai nuclei dei palombari del GOS per la rimozione e brillamento di ordigni bellici della seconda guerra mondiale (una media di 15 ordigni all’anno).

Cacciamine tedesco Fulda nel Mediterraneo per possibile impiego a Hormuz

Un eventuale intervento a Hormuz non dovrebbe coinvolgere solo l’Italia, ma una coalizione di Paesi. È di queste ore la notizia che, in vista di un possibile dispiegamento per la messa in sicurezza dello Stretto, il cacciamine della Marina tedesca “Fulda” partirà dalla base navale di Kiel-Wik diretto verso il Mediterraneo. Secondo il ministero della Difesa tedesco, il dispiegamento rappresenta una misura preliminare di posizionamento. Il dispiegamento nello Stretto di Hormuz richiede un mandato del Bundestag. Qualora i parlamentari dessero il via libera, la nave si troverebbe quindi più vicina alla sua destinazione finale. La “Fulda” verrà ritirata dalla missione Nato nel Mare del Nord e nel Mar Baltico e inizialmente integrata in un gruppo Nato per le contromisure antimine nel Mediterraneo. Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, aveva già annunciato il dispiegamento. Una portavoce del ministero ha spiegato che il «dispiegamento anticipato» avrebbe «risparmiato tempo prezioso per impiegare rapidamente le capacità di caccia mine della “Fulda”, molto apprezzate all’interno dell’alleanza, una volta soddisfatte le condizioni stabilite dal governo federale». Il tempo è dunque un fattore di primo piano nella partita per la riapertura dello Stretto. Da questa via d’acqua passa infatti un quinto del petrolio mondiale.

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