Nell’ultima settimana a disposizione, il decreto Pnrr è stato convertito in legge. Al Senato, è stato approvato – con con 101 voti favorevoli – il testo arrivato dalla Camera, dove sono stati aggregati diversi emendamenti. Alcuni correttivi sono arrivati allo scadere, come il ri-finanziamento di Radio Radicale, con altri 4 milioni di euro nel 2026. Di fatto, il provvedimento è diventato un omnibus, con molte misure che riguardano la digitalizzazione della Pubblica amministrazione.
Interventi del Pnrr entro il 30 giugno
Partiamo, però, dal primo capo del decreto: la governance del Pnrr. Oltre a diverse proroghe di incarichi legati all’attuazione del Piano, c’è la data ultima per le operazioni. Il comma 1-bis, introdotto con un emendamento, «modifica il termine per l’ultimazione degli interventi finanziati con le risorse Pnrr, oggetto di convenzioni, contratti di appalto o atti di obbligo con data di ultimazione fino al 30 giugno 2026 e i cui obiettivi finali siano da conseguire entro tale data».
Si tratta di una riformulazione del governo agli emendamenti dell’articolo 1 del decreto che, nella versione iniziale, avevano provato a spostare i termini al 31 luglio.
Assegno unico e medici di famiglia fino a 73 anni
Sempre dall’esecutivo, durante l’esame in Commissione a Montecitorio, è arrivato un correttivo per estendere l’Assegno unico e universale. Adesso, tra i richiedenti rientrano anche i lavoratori degli Stati membri dell’Unione europea non residenti in Italia, che hanno un contratto di lavoro subordinato o autonomo, e coloro che hanno figli residenti in un altro Stato membro dell’Unione europea a carico.
Inoltre, per le Asl è arrivata la proroga di un anno (fino al 31 dicembre 2027) per «trattenere in servizio, a richiesta degli interessati», i medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale fino a 73 anni. Si tratta soprattutto di medici di famiglia, pediatri e guardie mediche di cui c’è oggi grande carenza.










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