Le conseguenze del calo dei consumi
Ci sono poi i servizi, che sono stati, negli ultimi anni, il principale motore dell’occupazione italiana. La terziarizzazione dell’economia ha creato posti di lavoro in comparti come il turismo, la ristorazione, i servizi alle imprese, la logistica. Ma nel primo trimestre 2026 il valore aggiunto dei servizi ha tenuto (+0,4% congiunturale), con alcune punte positive in comunicazione e informazione (+1,1%) e nelle attività immobiliari (+1,3%). Ma le attività finanziarie e assicurative hanno segnato una contrazione dell’1,3%.
Il canale attraverso cui la crisi si trasmette ai servizi è principalmente quello dei consumi. Le famiglie italiane, strette tra retribuzioni reali in calo per l’effetto dell’inflazione — il deflatore dei consumi privati è atteso al 2,9% nel 2026 — e un clima di fiducia ancora fragile, stanno riducendo la propria propensione alla spesa. La crescita dei consumi privati è prevista allo 0,6% nel 2026, rispetto all’1,1% del 2025. Per i servizi al consumo, commercio, ospitalità e tempo libero inclusi, questo si traduce in una domanda meno sostenuta.
Giù anche la manifattura
La manifattura segna nel primo trimestre 2026 una variazione congiunturale nulla del valore aggiunto, con l’industria in senso stretto appena positiva (+0,1%). Le aspettative occupazionali nel settore peggiorano a maggio, in linea con la dinamica della domanda estera.
Per la manifattura, che dipende in misura rilevante dai mercati internazionali, si configura quindi una fase di debolezza ciclica legata al rallentamento del commercio globale. Le imprese abbassano le aspettative di produzione, e questo si riflette sul fabbisogno di lavoro. Il calo del tasso di posti vacanti — attestato all’1,7% nel primo trimestre 2026, con un calo di 0,1 punti rispetto al trimestre precedente — è il segnale statistico più chiaro di questa minor domanda di lavoro.
Le previsioni
Nel quadro previsionale Istat, comunque, il mercato del lavoro rallenta ma non crolla. Le unità di lavoro cresceranno dello 0,7% nel 2026 — dopo l’1,3% del 2025 — e dello 0,4% nel 2027. Il tasso di disoccupazione continuerà a migliorare leggermente, scendendo al 5,5% nel 2026, per poi stabilizzarsi nel 2027. Le retribuzioni contrattuali orarie crescono ancora (+2,6% tendenziale nel primo trimestre 2026), ma il tasso è in decelerazione dal +3,9% del primo trimestre 2025.










