
Se vi siete trovati all’improvviso a fare i conti con una nuova allergia alimentare o con una bronchite asmatica mai vista prima, il colpevole potrebbe essere il Covid, o meglio le sue conseguenze. Il long-COVID’ è quell’insieme di sintomi (l’Oms ne enumera oltre 200, dalla brain fog, all’affanno, alle palpitazioni, alla fatigue, ecc) che accompagnano per mesi o per anni la risoluzione dell’episodio infettivo acuto. E sarebbero almeno il 6%, tra quanti hanno superato l’infezione acuta, a diventare long-hauler, terminologia mutuata dai viaggi aerei a lungo raggio e che descrive anche chi è costretto a fare i conti con questi ‘strascichi’, anche invalidanti. Numeri impegnativi viste le centinaia di milioni di casi di infezione da SARS CoV-2 registrati nel mondo dall’inizio della pandemia (solo negli Usa i long-hauler sarebbero almeno 20 milioni). Ma la storia del long COVID è ancora un work in progress, al quale ogni giorno si aggiungono nuovi tasselli. Come quelli derivati da alcuni recenti studi che suggeriscono come questa elusiva sindrome post-virale potrebbe essere alla base della comparsa di nuove allergie, sia respiratorie (asma, rinite allergica, rino-sinusite), che alimentari, che cutanee (dermatite atopica).
Lo studio pubblicato su Nature Immunology
Mettendo a confronto i profili infiammatori di persone affette da long COVID, con quelli di persone perfettamente guarite dall’infezione acuta, Malika Boudries e colleghi dell’Università di Harvard (il loro studio è pubblicato su Nature Immunology) hanno scoperto che il SARS CoV-2 determina una disregolazione immunitaria persistente, caratterizzata da uno stato di infiammazione cronica, una sorta di ‘esaurimento’ del sistema immunitario e un metabolismo energetico alterato. Altri autori chiamano in ballo anche l’attivazione incontrollata dei mastociti. E sono tutti ‘ingredienti’ in grado di favorire la comparsa di nuove reazioni allergiche. Ma non è tutto. Queste alterazioni sarebbero responsabili anche di patologie auto-immuni e della riattivazione di infezioni virali latenti (ad esempio da Epstein Barr, il virus della mononucleosi infettiva) o della ‘riaccensione’ di manifestazioni allergiche dimenticate (come l’asma da bambini, scomparsa in età adulta). Ipotesi e sospetti che si ritrovano anche in un altro studio, pubblicato su Journal of Allergy and Clinical Immunology che ha passato al setaccio i dati sanitari elettronici di 118 milioni di americani, scoprendo che, dopo un episodio di COVID-19, il rischio di sviluppare una rinosinusite cronica risultava aumentato del 74%, quello di asma del 66% e quello di rinite allergica del 27%.
Il long Covid come un sistema che “dirotta” il sistema immunitario
L’aumento del rischio di nuova comparsa di malattie infiammatorie respiratorie di tipo 2 (asma allergico, rinite, ecc) non si riscontrava invece nei soggetti vaccinati che non avevano contratto l’infezione. La vaccinazione anti-COVID sembra insomma proteggere anche dallo ‘stato confusionale’ del sistema immunitario indotto dal virus venuto dalla Cina. Ma tutto questo non riguarda solo le vie respiratorie. Si moltiplicano le segnalazioni di un aumento di ipersenisbilità (se non di vere e proprie reazioni allergiche) al glutine, agli alimenti ricchi di istamina e ai cibi fermentati; per non parlare di quelle a ingredienti di profumi e detergenti per la casa. Insomma il long COVID è essenzialmente una disfunzione, anzi un vero e proprio ‘dirottamento’ del sistema immunitario, un’arma carica rivolta verso sé stessi, anziché contro le insidie esterne, che può dar luogo ad una serie di conseguenze, come le neo-allergie, respiratorie e non. Secondo gli esperti, è importante mantenere un occhio vigile sulla comparsa di queste neo-allergie (e un osservatorio privilegiato è rappresentato dai centri post-Covid, ma anche dagli ambulatori di allergologia) per coglierle sul nascere e intervenire prima che facciano danni ulteriori. Sul fronte della prevenzione, oltre al vaccino, al momento non c’è molto altro. Importante sarebbe poi disporre di biomarcatori in grado di individuare i pazienti che, dopo la fase acuta dell’infezione, si stanno avviando verso la comparsa di allergie; cominciando da quelli più a rischio, cioè con familiarità per atopie e allergie.











