Quattro grandi nomi per un museo senza pareti
Il cuore artistico del programma, sviluppato in collaborazione con l’Associazione Arte Continua, porta nella Tuscia quattro artisti di statura internazionale: Carsten Höller, noto per le sue installazioni interattive che coinvolgono fisicamente il pubblico; Eva Jospin, celebre per le sue foreste e architetture immaginarie; Chiara Camoni, che lavora sulla scultura e sui materiali naturali; e Nico Vascellari, la cui ricerca attraversa performance, suono e scultura. Le loro opere non saranno raccolte in un museo o in una mostra concentrata dentro un edificio. Saranno invece disseminate in una logica diffusa tra Civita, Bolsena e il paesaggio che le unisce: lungo strade, piazze, rive, botteghe e scuole. Accanto ai grandi nomi troveranno spazio anche giovani artisti, selezionati attraverso una open call.
La Tuscia Route 01
A collegare, anche fisicamente, i luoghi del progetto sarà la “Tuscia Route 01”, un nuovo percorso ciclopedonale di 15 chilometri tra i due centri. Un’infrastruttura che fa da spina dorsale al programma artistico e che apre la strada a un turismo lento e sostenibile, capace di far scoprire il territorio a piedi o in bicicletta, tappa dopo tappa, opera dopo opera. Per dimensioni e impostazione, «Arte che viene, arte che va» ambisce a diventare uno dei più importanti progetti di educazione all’arte contemporanea mai realizzati in Italia. La parola chiave scelta dai promotori è “confidenza”: l’obiettivo è che un’intera generazione della Tuscia entri in familiarità con l’arte di oggi, con un traguardo dichiarato di diecimila ragazzi coinvolti. Simbolo di questa missione sarà il “Baleno”, il bus-laboratorio itinerante disegnato dall’artista Tobias Rehberger con la Fondazione Reggio Children, che porterà l’arte direttamente nelle scuole del territorio. Intorno al Baleno si svilupperà un programma di attività educative e di alta formazione rivolto a studenti, insegnanti e giovani.
Le motivazioni della giuria
Nel proclamare i vincitori, il ministro Giuli ha sottolineato come il progetto sappia trasformare l’arte in un patrimonio permanente, in dialogo con il paesaggio, la storia e l’identità dei luoghi. Il ministro ha evidenziato la rete costruita tra istituzioni, imprese e cittadini, destinata a durare oltre l’anno della Capitale, la centralità della formazione dei giovani e la volontà di rendere il contemporaneo parte della vita quotidiana delle comunità. Un modello virtuoso, ha concluso, in cui la cultura diventa «eredità condivisa e motore di sviluppo per il futuro».
«Credo che sia una giornata storica per le nostre due città e per le loro comunità», ha commentato il sindaco di Bagnoregio, Luca Profili, «la dimostrazione che anche i piccoli borghi possono dire la loro nelle grandi politiche culturali del nostro Paese». Profili ha ringraziato la giuria e il Ministero per aver riconosciuto il valore educativo della proposta: «Da oggi iniziamo a lavorare per dimostrare che siamo meritevoli di questo grande risultato». Per il sindaco di Bolsena, Andrea Di Sorte, la vittoria premia «un progetto serio e concreto che guarda alla formazione delle giovani generazioni e alla creazione di nuove opportunità per le nostre comunità». L’arte, ha aggiunto, può essere un motore di sviluppo per i piccoli borghi, contribuendo a mantenerli vivi. «Bagnoregio e Bolsena hanno saputo superare ogni campanilismo, unendosi in una visione comune per dimostrare che è possibile costruire un futuro ricco di opportunità anche lontano dalle grandi città».











