Storie Web giovedì, Gennaio 8
«Dalla ricerca la spinta per rilanciare la crescita»

«Certo, ci sono voluti 20 anni. Ma ora che siamo lanciati è il momento di continuare a correre e raccogliere i frutti di quello che abbiamo seminato, trasformando la ricerca in valore economico». Per Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di tecnologia, l’ultimo successo dell’ente, l’avvio di Generative Bionics, start up della robotica umanoide in grado di raccogliere la cifra record di 70 milioni di capitale, è solo una tappa all’interno di un percorso più ampio. Che vede la fondazione istituita nel 2003 impegnata in particolare nella messa a terra dell’attività di ricerca, dunque nel trasferimento tecnologico.

«L’impatto di ciò che facciamo è rilevante – spiega Metta – e non solo guardando ai 1300 brevetti, alle 41 start up che nella nostra storia abbiamo avviato, o ai 40-50 milioni di progettualità europea che ogni anno portiamo in Italia. Il valore economico dell’impatto dell’Istituto, che prima o poi troveremo il modo di quantificare in modo oggettivo, si allarga ad esempio se guardiamo alle centinaia di ricercatori che si trasferiscono nelle aziende, innestando nell’economia un know how di frontiera. Faremo partire un programma in questo senso e credo troveremo dei moltiplicatori importanti, che dimostreranno quale sia il beneficio complessivo per il Paese. La massa critica che abbiamo saputo creare sta scaricando a terra i risultati e pensiamo che nel 2026 si possa avviare un’altra start up nella robotica, che suggellerebbe ulteriormente il successo in questo percorso».

Area di ricerca fondamentale per IIt, che a questo tema dedica 700 dei suoi 1900 addetti, di cui l’80% è dedicato alle attività di ricerca e sviluppo. Con la metà del personale proveniente dall’estero, e di questi, il 20% è rappresentato da italiani “di ritorno”. Protagonisti di una attività robusta, alla luce dei risultati raggiunti dal 2003 ad oggi, con 23mila pubblicazioni scientifiche, quasi mezzo miliardo raccolto nei progetti competitivi, altri 133 da quelli commerciali.

«La ricerca e l’innovazione, come hanno spiegato i vincitori dell’ultimo Nobel dell’Economia, sono la determinante principale dello sviluppo e della crescita economica: è da qui in fondo che arrivano produttività e sostenibilità. Ed è per questo che l’Italia deve insistere, perché si tratta di un investimento sul futuro. Se guardo alle start up che abbiamo generato, vediamo che quasi la metà dei nostri 85 principal investigators ne ha creata almeno una, in qualche caso anche due. Significa che nella nostra cultura non c’è solo la ricerca scientifica ma anche la volontà di portare il risultato verso l’economia e il mercato. E’ un bellissimo messaggio per tanti giovani, che non vedono nel proprio percorso solo l’accademia ma anche un’azienda, magari creata da loro stessi. E’ quello che serve per far nascere e prosperare i cosiddetti ecosistemi. Uno di questi sta nascendo proprio attorno ad Iit».

Struttura che nel tempo ha subito una riduzione del finanziamento pubblico, sceso progressivamente dai 100 milioni previsti nella legge istitutiva agli 85 milioni attuali. «In generale lo Stato trae un beneficio dall’attività di ricerca e i risultati raggiunti lo dimostrano ma è chiaro che i conti devono quadrare, se fossi al posto del Governo affronterei gli stessi problemi. Dovendo dare un messaggio alla politica, chiederei comunque di dare una prospettiva. Che non è necessariamente il finanziamento oggi, ma più che altro poter avere dei programmi certi, che consentano di fare pianificazione. Perché nell’investimento in questo ambito occorre avere un poco di pazienza, come si è visto. Ad ogni modo, prendiamo atto della situazione e cerchiamo di usare al meglio le risorse disponibili. Ad esempio inserendo l’intelligenza artificiale e l’utilizzo pervasivo dei dati, in modo da rendere più efficiente e rapida la nostra attività di ricerca: l’obiettivo è costare meno e avere un output maggiore».

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