Storie Web venerdì, Giugno 19

L’Europa resta al centro dei piani di investimento del Pif, il Public Investment Fund. Che anzi la considera uno dei pilastri della propria strategia globale. Ma il rapporto sta cambiando forma, e il governatore Yasir Al-Rumayyan non lo nasconde. A Roma, sul palco del Fii Priority Europe – il summit internazionale che terminerà oggi – il numero uno del fondo sovrano saudita ha tracciato una rotta nuova, fatta di meno capitali in uscita e più ambizione in entrata. Perché l’obiettivo, dopo aver «portato l’Arabia nel mondo», sarà quello di «portare il mondo da noi». E sia l’Europa che l’Italia, come è già successo, saranno coinvolte.

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Investiti quasi 100 miliardi dal 2017

Andiamo con ordine. Il punto di partenza nel dibattito sul palco con il presidente di Sace, Guglielmo Picchi, è stato lo storico degli investimenti. Dal 2017 il Pif ha impiegato quasi 100 miliardi di dollari in Europa, con un contributo di 70 miliardi al Pil e 160mila posti di lavoro creati. Una parte significativa di questi flussi ha riguardato l’Italia: da Aramco, la più grande compagnia energetica al mondo di cui Al-Rumayyan è presidente, sono stati investiti 80 miliardi in Europa, di cui un quarto in Italia tra forniture e contratti.

La nuova strategia

Eppure il futuro non sarà uguale al passato. «Le percentuali diminuiranno», ha detto Al-Rumayyan, «ma gli investimenti ci saranno ancora». Tradotto: il Pif continuerà a finanziare progetti in Europa, ma con un peso inferiore rispetto agli anni scorsi. I 140 programmi presentati a Roma – con un potenziale complessivo di 10,4 miliardi di euro entro il 2030 – sono meno di quanto il fondo ha movimentato nell’ultimo decennio. Una parte della spiegazione è burocratica. Perché Al-Rumayyan è diretto: la sfida principale non è trovare opportunità in Europa, che non mancano, ma gestire l’aspetto normativo. «La cosa positiva è che i politici europei stanno monitorando questo scenario».

Il vero motivo del ribilanciamento, però, è altrove. Il piano quinquennale del Pif – operativo fino alla fine del 2030 – ha cambiato asse. L’obiettivo è attirare investitori per diversificare l’economia del Paese in modo da ridurre i rischi. Sei ambiti sono considerati prioritari: turismo, sviluppo urbano, logistica, produzione avanzata, energia pulita e Neom, la città del futuro nel deserto del Tabuk. È in questa logica che vanno lette le partnership con le aziende italiane. Qualche esempio. Pirelli è stata chiamata a contribuire allo sviluppo dell’industria dell’auto saudita. Così come, per la nautica, è arrivato l’accordo con Azimut Benetti.

Il fronte energetico

Sul fronte energetico, e in particolare le rinnovabili, Al-Rumayyan ha chiarito che i combustibili fossili restano insostituibili. Non solo per il petrolio e il gas in senso stretto: l’industria chimica, i fertilizzanti, interi segmenti della manifattura globale dipendono ancora da loro. «Dobbiamo essere realisti». E l’intelligenza artificiale – settore in cui Aramco sta investendo con crescente attenzione – complica ulteriormente il quadro: richiede enormi quantità di energia, e «quell’energia non può diventare due o tre volte più cara».

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