Storie Web domenica, Marzo 22

Al 31 dicembre 2025 erano 1.052 i contratti depositati

In totale sono 1.052 i contratti collettivi nazionali di lavoro del settore privato che erano depositati presso l’archivio dei contratti del Cnel al 31 dicembre 2025. Tuttavia, i soli 212 contratti colletti nazionali di lavoro di maggiore applicazione, sottoscritti da federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil riguardano il 96,1% dei 14,7 milioni di lavoratori tracciati con i flussi Uniemens, cioè la quasi totalità dei lavoratori del settore privato.

Di contro, i 688 contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti da organizzazioni di rappresentanza dei prestatori di lavoro non riconducibili al sistema contrattuale di Cgil, Cisl e Uil (e neppure a quello di Ugl e Confsal) anche se rappresentano numericamente il 65,4% del totale dei contratti collettivi nazionali di lavoro presenti nell’archivio Cnel per il settore privato, al 31 dicembre 2025 registrano una copertura complessiva modesta, pari a 267.851 lavoratori, ovvero l’1,8% del totale dei lavoratori del settore privato tracciati con i flussi Uniemens. Tra tutti i Ccnl, però, quelli effettivamente radicati nei settori sono 150, perché coprono almeno l’1% del totale dei lavoratori del settore di riferimento. «Gli altri contratti collettivi che non raggiungono questa soglia minima sono collocati in una diversa sezione perché a livello statico hanno un’applicazione nulla nel settore a cui pure il campo di applicazione intende riferirsi», spiega Tiraboschi.

Confcommercio: perdite fino a 12mila euro per i lavoatori dal contratti “pirata”

Proprio tra i Ccnl firmati da associazioni datoriali e organizzazioni sindacali scarsamente rappresentative spesso si pratica il dumping contrattuale, con istituti normativi e trattamenti economici al ribasso. L’ufficio studi di Confcommercio ha stimato una perdita secca media per il lavoratore pari a circa 8mila euro annui – con picchi intorno a 12mila euro – dall’applicazione dei cosiddetti “contratti pirata” firmati da sigle minori nei settori terziario e turismo che rispetto ad una Ral di 24.613 euro del Ccnl di Confcommercio hanno una retribuzione annua lorda mediamente inferiore di oltre 6.500 euro.

Se poi si monetizzano altri istituti contrattuali come le maggiorazioni per lo straordinario, le integrazioni per malattia o infortunio ridotte (al 20-25% contro il 100% del contratto Confcommercio), i minori giorni di ex festività, di ferie, permessi, gli scatti di anzianità, i contributi sulla bilateralità per la sanità integrativa o la previdenza complementare, la penalizzazione media sale a 7.921 euro a danno del lavoratore, con punte fino a 12.200 euro l’anno.

Nei settori terziario e turismo si contano più di 250 contratti, ma la maggioranza dei lavoratori è coperta da pochi Ccnl, tra cui il Ccnl Terziario, Distribuzione e Servizi firmato da Confcommercio che è il più applicato in Italia con circa 2,5 milioni di addetti. I Ccnl firmati da sigle minori sono oltre 200, riguardano circa 160mila dipendenti e oltre 21mila aziende.

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