Storie Web mercoledì, Marzo 25

«Male non fare, paura non avere»: è la formula dietro la quale si è sempre rifugiata ogni volta che in pubblico le si chiedeva conto dei suoi guai giudiziari. Che sono molti. La ministra del Turismo Daniela Santanchè, molto vicina al presidente del Senato Ignazio La Russa, “invitata” alle dimissioni dalla premier Giorgia Meloni, è infatti a processo per falso in bilancio sul caso Visibilia, il gruppo editoriale da lei fondato e da cui ha dismesso cariche e quote. Ed è in udienza preliminare per la truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione nel periodo Covid, sempre sul capitolo Visibilia.

All’elenco vanno aggiunte le altre due accuse di bancarotta per le quali rischia di finire a processo: una per il fallimento di Bioera, la spa del gruppo del biofood di cui è stata presidente fino al 2021 (la più recente), un’altra sul crack di Ki Group srl.

Un fardello che non ha impedito alla senatrice di Fratelli d’Italia di «lavorare regolarmente» come ha rivendicato fino a pochi istanti prima della nota di licenziamento firmata dalla presidente del Consiglio, quando faceva sapere che «è attesa in ufficio alle 9,30» di stamattina. Evidentemente ignara del siluro in partenza da Palazzo Chigi.

L’accusa di truffa all’Inps

Per il suo destino politico la senatrice di FdI ha sempre considerato il procedimento più insidioso quello per la presunta truffa di 126mila euro all’Istituto di previdenza. La richiesta di processo per Santanchè e gli altri imputati risale al maggio 2024. Nell’autodifesa pronunciata in aula alla Camera in occasione della mozione di sfiducia al quale era sopravvissuta nel febbraio del 2025 aveva parlato di «una riflessione, per poter anche valutare le mie dimissioni».

La mozione di sfiducia

Parola mai più pronunciata da allora. Nel frattempo i tempi si sono allungati: lo scorso 20 febbraio la gup di Milano Tiziana Gueli, visto che pende un conflitto di attribuzione con la Procura sollevato dal Senato alla Consulta sull’inutilizzabilità di alcuni atti di indagine, aveva deciso di aggiornare il procedimento fissando la prossima udienza al 14 ottobre. Per effettuare il primo vaglio di ammissibilità del ricorso del Senato, a cui dovranno seguire poi udienza e decisione, la Consulta potrebbe impiegare circa 6 mesi. Dunque, difficile che si chiuda entro la fine dell’anno. Ma la disfatta del governo al referendum sulla giustizia ha imposto un’accelerazione. I tempi della politica sono stati più veloci. Ora la ministra rischia di finire sotto processo ma in Parlamento: stavolta per una mozione di sfiducia della sua stessa maggioranza.

Condividere.