Storie Web martedì, Aprile 7

Il prolungarsi del conflitto in Iran nell’aprile 2026 e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz hanno innescato uno shock energetico senza precedenti, costringendo alcuni governi (soprattutto in Asia, dove è forte la dipendenza energetica dal Medio Oriente) a riattivare protocolli di lavoro da remoto per i dipendenti che ricordano i periodi più critici del Covid. La riduzione dei flussi di greggio ha reso il risparmio di carburante un imperativo di sicurezza per alcune. In questo scenario, lo smart working è riemerso non solo come strumento di welfare, ma come un “asset” macroeconomico fondamentale per stabilizzare la domanda energetica e proteggere la continuità operativa di fronte a minacce fisiche dirette.

In Asia

A livello governativo, le risposte più strutturate seguono le linee guida dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), che nel suo 2026 Energy Crisis Policy Response Tracker ha evidenziato come il lavoro da remoto possa ridurre drasticamente la domanda di petrolio per i trasporti. Nelle Filippine e in Pakistan è stata introdotta la settimana lavorativa di quattro giorni per gli uffici pubblici (in Pakistan con chiusura delle scuole per due settimana e un invito da adottare lo smart working), con un ricorso massiccio al remoto per limitare il consumo di diesel. In Egitto, il governo ha reso obbligatorio un giorno di smart working a settimana per il settore amministrativo. In Vietnam e Malaysia hanno incoraggiato lo smart working, così come in Thailandia e Sri Lanka (spingendo in questi due paesi anche sulle videoconferenze). In Myanmar hanno reso obbligatorio lo smart working i mercoledì per i dipendenti pubblici. Il Laos ha previsto, oltre che lo smart working, la rotazione in ufficio per i lavoratori pubblici.

Le raccomandazioni della Ue

Anche l’Unione Europea, pur mantenendo un approccio di raccomandazione, ha sollecitato gli Stati membri a incentivare il lavoro agile (e el domeniche senza auto) per mitigare l’inflazione energetica, che a marzo 2026 ha toccato picchi allarmanti. «Se c’è un consumo energetico di cui si può fare a meno, se non è strettamente necessario per guidare l’auto, allora non fatelo», ha dichiarato mercoledì a un’emittente locale Lars Aagaard, ministro danese dell’energia e dei servizi pubblici.

Le big tech

Il settore corporate, in particolare quello tecnologico, ha risposto con una rapidità ancora maggiore, spinto da una duplice motivazione: il caro energia e, soprattutto, la sicurezza del personale. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha inserito 18 colossi statunitensi in una “black list” di obiettivi sensibili, spingendo aziende come NVIDIA, Microsoft, Google e Apple ad attivare protocolli di evacuazione o lavoro remoto totale per le sedi situate in aree geopoliticamente instabili o simbolicamente rilevanti. Amazon (AWS) e Oracle, colpite da interruzioni operative nelle loro infrastrutture nel Golfo, hanno disposto il lavoro agile globale per i team non legati alla manutenzione fisica dei data center.

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