Storie Web venerdì, Aprile 10

Forze armate pronte a intervenire, carenze di carburante in tutto il Paese e proteste che bloccano città e autostrade: è crisi in Irlanda a causa dell’aumento dei prezzi di benzina e diesel dall’inizio della guerra in Iran.

La chiusura dello stretto di Hormuz ha portato a un’impennata dei costi della benzina, aumentata di 25 centesimi al litro, e del diesel, aumentato di 47 centesimi al litro nelle ultime settimane. Le proteste, iniziate qualche giorno fa, si sono intensificate e stanno paralizzando il Paese. A organizzarle, in gran parte tramite social media, sono state associazioni di tassisti, autotrasportatori e agricoltori.

Le carenze sono state aggravate dal blocco delle raffinerie di petrolio e dei depositi di carburante, presidiati da giorni da gruppi di manifestanti che ne impediscono la distribuzione nel Paese. Oltre cento stazioni di servizio sono rimaste a secco e hanno dovuto chiudere, mentre ambulanze e servizi di emergenza hanno lanciato l’allarme per la crescente difficoltà di svolgere il loro lavoro.

Il Governo irlandese ha convocato per oggi una riunione con i leader di sette organizzazioni coinvolte nelle manifestazioni di protesta per rompere l’impasse. Micheál Martin, il Taoiseach (premier) irlandese, ha detto che “bloccare strade e infrastrutture non è una forma di protesta corretta”.

Anche Gardaí, la polizia irlandese, ha definito illegittimi i blocchi stradali e ha chiesto all’esercito di intervenire per rimuovere camion, trattori e Tir che impediscono il trasporto di “generi di prima necessità e rifornimenti vitali”. Il ministro della Giustizia, Jim O’Callaghan, ha minacciato “conseguenze legali” e il possibile ritiro della patente per i responsabili dei blocchi stradali.

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