Storie Web venerdì, Febbraio 27

Non è solo una sensazione: dopo anni di pieno protagonismo nella narrativa dell’industria della moda, di sostenibilità oggi si parla molto meno. Se accade è certamente a causa dell’incertezza generale dell’economia globale, che porta le aziende a concentrarsi di più sull’efficienza operativa e sul controllo dei costi. Ma c’è anche un motivo che potremmo definire positivo: «Sostenibilità e circolarità sono diventate parte integrante delle aziende, e non sono più parte di una narrazione o un obbligo di legge, ma alimentano un reale vantaggio competitivo», spiega Francesca Romana Rinaldi, direttrice del Monitor for Circular Fashion presso la Sda Bocconi.

Francesca Romana Rinaldi, direttrice del Monitor for Circular Fashion, alla presentazione del report 2025/2026 a Milano

Da cinque anni questo osservatorio si occupa di misurare l’efficacia delle strategie di circolarità di 27 aziende del settore, che coinvolgono complessivamente circa 100mila addetti e nel 2024 hanno fatturato 28 miliardi di euro, per contribuire a creare una cultura più ampia ed efficace sulla circolarità stessa. I risultati del Monitor 2025/26, presentati ieri in un evento nella sede dell’ateneo a Milano, hanno confermato questo cambio di paradigma, esaminandone ostacoli e opportunità, a partire dal ruolo dell’intelligenza artificiale: «Per le aziende è fra le tecnologie con il maggior potenziale di crescita – spiega Rinaldi -, grazie soprattutto alla sua capacità di elaborare grandi quantità di dati lungo la catena del valore, di migliorare le previsioni di produzione e dunque rendendola più efficiente, minimizzando le eccedenze e il rischio di invenduto, che peraltro dal prossimo luglio per le grandi aziende sarà vietato distruggere. L’Ia supporterà anche la gestione della supply chain, permettendo di mappare meglio i fornitori, ma anche il design, aiutando nella scelta dei materiali e nella valutazione del loro impatto ambientale e durabilità».

La sostenibilità dei materiali è un altro dei temi protagonisti dell’evoluzione in corso: «Deve riguardare tutto il ciclo di vita ed è sistemica, riguarda cioè l’intera infrastruttura che si forma, per esempio, intorno a una fibra – prosegue -. Il nostro suggerimento è di scegliere in base alla funzione che avrà un prodotto, delle occasioni in cui sarà usato e per quanto a lungo».

In un’industria che, anche in virtù delle nuove normative europee, dovrà fare sempre più ricorso alla “materia prima seconda”, dunque da riciclo o recupero, si pone il problema delle quantità, oggi ancora troppo limitate: «Oggi in Italia non esistono impianti in grado di gestire le quantità richieste, si dovranno fare progetti europei», aggiunge. Fra le urgenze segnalate dalle aziende del Monitor c’è anche l’urgente necessità di investire nell’upskilling e nel reskilling orientati alle competenze green e digital, soprattutto per le pmi che costituiscono l’ossatura del sistema moda italiano e che spesso difettano di know how e capitali necessari alla transizione: «Secondo Cna-Federmoda fra 2009 e 2014 hanno chiuso 33mila aziende, per l0 più artigiane – aggiunge Rinaldi -. Per evitare che diminuiscano ancora, è necessario promuovere meccanismi di finanziamento collaborativo e strategie di risk sharing che distribuiscano il peso degli investimenti lungo la filiera».

Il 2026, sottolinea il Monitor, sarà anche l’anno dell’estensione della vita del prodotto, che ne riscriverà il modello del valore: «I servizi post vendita, dunque soprattutto la riparazione e il resale, sono indicati dalle aziende come i modelli di business a maggior potenziale», prosegue. I consumatori saranno fidelizzati non tanto dalla continua, e ormai insostenibile, proposta di nuovi prodotti, ma da una progressiva servitization offerta dai marchi: «A differenza di alcuni Paesi europei, dove degli urban repair center sono già sono attivi, in Italia non esistono ancora centri di riparazione a livello industriale. Anche questo è un canale che andrebbe certamente implementato». Ulteriore dimostrazione che sostenibilità e circolarità sono finalmente in grado di creare innovazione e valore.

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