Storie Web mercoledì, Ottobre 28

Quando si parla di made in Italy nel food & beverage si pensa a pasta e pizza, espresso e spumanti, olio di oliva e conserve di pomodoro, vini e aceto balsamico e a tanti altri prodotti che hanno “preso per il palato” i consumatori di tutti i continenti.

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Ma a portare nel mondo l’expertise italiana nel comparto alimentare sono anche le aziende che sviluppano e realizzano le tecnologie e le soluzioni produttive che stanno a monte di quello che portiamo in tavola, dai macchinari al packaging, dall’automazione all’Iot, dalla robotica all’etichettatura. Un ampio comparto che rappresenta un’eccellenza nazionale, visto che il 70% circa della produzione di macchinari per il food & beverage viene venduta all’estero (fonte Anima).

Nell’industria meccanica l’Italia continua a rappresentare un riferimento internazionale grazie a una combinazione perfetta tra creatività e rigore ingegneristico, con un primato riconosciuto in forni e macchine per il bakery, che nel 2025 ha realizzato all’estero oltre 470 dei suoi 695 milioni di euro di fatturato (fonte Assofoodtec). Altra punta di diamante del made in Italy sono le macchine professionali per caffè espresso, dove l’estero rappresenta circa l’80% del fatturato complessivo e delle unità prodotte, spedite in oltre 150 Paesi (fonte Ucimac). Ma giochiamo un ruolo di primo piano anche negli articoli casalinghi, nei macchinari per pasta (vedi altro articolo, ndr) e nelle attrezzature frigorifere per il commercio.

«Le food technologies sono una componente strategica della meccanica italiana e accompagnano la qualità del settore alimentare con tecnologie che coniugano produttività, efficienza e sicurezza, portando sui mercati internazionali competenze e innovazione delle nostre imprese – sottolinea Pietro Almici, presidente di Anima (Confindustria Meccanica Varia) – Un comparto che continua a mantenere la produzione in Italia, con interi distretti che sono tessuto sociale, competenza e sapere di un’intera filiera».

Nel 2025 l’export delle tecnologie alimentari rappresentate dall’associazione di categoria Anima ha messo a segno una crescita annua del 6% superando i 5,5 miliardi di euro. Il primo semestre 2026, invece, è all’insegna della stabilità (-0,5%): le esportazioni si sono fermate a 2,7 miliardi di euro, risentendo soprattutto la flessione del 13% delle vending machine, che contribuiscono per il 7% al valore totale. Ma sul settore pesano anche il difficile contesto geopolitico internazionale, che ha messo in stand by molti investimenti, nonché le tensioni sulle commodity agricole (caffè in primis), l’aumento dei costi energetici e di quelli dei trasporti.

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