Storie Web martedì, Febbraio 24

Limitare la responsabilità amministrativa dei funzionari pubblici davanti alla Corte dei Conti per favorire la velocità delle decisioni degli amministratori pubblici e superare la cosiddetta ‘paura della firma’, questo era il senso e l’obiettivo del cosiddetto “scudo erariale”, una norma introdotta dal Governo durante la pandemia, un momento in cui servivano atti rapidi per gestire l’emergenza sanitaria ed economica. Lo scudo prevede che dirigenti e degli amministratori pubblici rispondano per danno erariale solo nei casi di dolo o di colpa grave omissiva, sono escluse invece le altre decisioni anche se gravemente imprudenti.

A sei anni di distanza, quella norma che era stata pensata come misura ‘emergenziale’, è stata prorogata più volte e si è trasformandosi di fatto in una disciplina di lungo periodo che non ha dato i frutti ipotizzati. Lo ha ricordato il presidente della Corte, Guido Carlino, nella relazione presentata per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Carlino ha mostrato che dopo tutti questi anni non esiste “alcuna evidenza” di benefici in termini di maggiore velocità o efficienza dell’azione amministrativa. Il presidente della Corte ha sottolineato che solo riforme strutturali, e non interventi temporanei sulla responsabilità, possono incidere davvero sulla funzionalità della pubblica amministrazione.

Le critiche del presidente della Corte non sono state rivolte specificamente a questo esecutivo, anche se dopo il governo Conte, quello guidato da Draghi ebbe tempo di valutare l’efficacia o meno dello scudo erariale come strumento di velocizzazione della pubblica amministrazione.

Le parole di Carlino si inseriscono in un rapporto conflittuale tra magistratura contabile e governo. Negli ultimi anni diversi esponenti dell’esecutivo e della maggioranza hanno criticato l’azione della Corte dei Conti, sostenendo che controlli troppo penetranti e il timore di sanzioni frenino l’attuazione dei programmi di spesa, compresi quelli legati al PNRRe soprattutto al Ponte di Messina. E già a fine dicembre in Senato la maggioranza aveva trasformato in legge un ddL, che ha depotenziato drasticamente le funzioni di controllo della Corte dei conti e la responsabilità dei funzionari per i danni finanziari causati alla pubblica amministrazione.

La Corte, al contrario, rivendica il proprio ruolo di garanzia sull’uso delle risorse pubbliche e sottolinea il rischio che un’eccessiva riduzione delle responsabilità possa indebolire i meccanismi di controllo. La discussione sullo scudo erariale è così uno dei simboli di questo equilibrio delicato tra rapidità dell’azione e tutela dell’interesse erariale.

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