Storie Web domenica, Febbraio 1
Conti correnti e quei rincari sempre dietro l’angolo

In un panorama bancario italiano ancora molto competitivo, nonostante il processo di consolidamento in atto, cambiare istituto di credito non è più un tabù ma una scelta strategica che può tradursi in risparmi significativi e accesso a servizi più efficienti, come evidenziano regolarmente le analisi condotte da Banca d’Italia.

Le opportunità sono quindi certificate e un minimo di sano confronto delle offerte presenti sul mercato potrebbe consentire di individuare soluzioni con condizioni contrattuali più favorevoli. Perché allora esitare? Condizioni più vantaggiose di tenuta conto e app più intuitive dovrebbero rendere i passaggi più allettanti, in particolare per chi gestisce capitali modesti. Invece, ancora oggi le remore sono tante, anche se dalle nuove generazioni – più inclini al cambiamento – arrivano segnali confortanti.

Con il diritto alla portabilità, introdotto dal 2021 nel nostro ordinamento, il cambio di conto corrente – con relativi spostamenti di domiciliazioni e accrediti – è ormai un’operazione rapida e gratuita: per legge le banche devono realizzarlo entro 12 giorni lavorativi. La procedura prevede il trasferimento automatico del saldo e dei servizi ricorrenti, come domiciliazioni utenze, accredito pensione/stipendio e addebiti diretti. La nuova banca è tenuta a gestire tutto: comunica con la vecchia e aggiorna i soggetti terzi (es. enti pagatori, come l’Inps e datori di lavoro dei clienti). E in caso di mancato rispetto dei tempi, la vecchia banca è tenuta a pagare un indennizzo.

Tuttavia, la convenienza di un conto presso una nuova banca non è eterna. Il conto corrente è un contratto a tempo indeterminato e le condizioni iniziali non possono essere garantite per sempre. Qui entra in gioco la possibilità che l’articolo 118 del Testo Unico Bancario riserva alle banche, ovvero il diritto di modificare le condizioni contrattuali unilateralmente, ma con un giustificato motivo e con un preavviso di 60 giorni. Un regime di gratuità iniziale del conto, per esempio, può quindi evolvere in addebiti variabili.

L’importante è che ci sia una “giusta causa” e non come è successo a più riprese nel recente passato con aumenti dei costi (in)giustificati dall’inflazione e ancora prima dal ribasso dei tassi d’interesse. E con il successivo rialzo dei tassi, avviato dalla Bce nel luglio 2022 in seguito alla ripresa dell’inflazione, paradossalmente diverse banche invece di ripristinare le condizioni preesistenti, essendo venuta meno la motivazione del precedente rincaro, hanno alzato ancora i costi giustificando i rincari con l’aumento del carovita. Tutti episodi di rimodulazione delle condizioni del conto, che hanno evidenziato come tali variazioni possano alterare radicalmente l’equilibrio economico del contratto per i titolari inattivi o comunque con operatività al di sotto di determinate soglie. E non cambiare, solo per pigrizia, comporta ingenti oneri aggiuntivi che si accumulano nel tempo.

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