Un altro indagato, un altro tentativo di fuga. L’inchiesta sul caporalato nei cantieri del consolato americano a Milano si allarga ancora di più. C’è un altro nome tra i responsabili, oltre alla società Caddell Construction e al suo rappresentante legale. Aji Appukuttan, nato in India, 52 anni, si stava organizzando per prendere un autobus o un altro mezzo, due giorni fa, per scappare. Il nucleo di Tutela del lavoro dei Carabinieri di Milano lo ha fermato. A lui spettava il compito di gestire il personale. Nel cantiere avrebbe anche esercitato pressioni sui lavoratori «intimando loro di non parlare e non riferire all’esterno quanto accadeva in cantiere».

Caporalato, operaio keniota: “Al cantiere del consolato Usa a Milano la paga reale era 2 euro l’ora”

Il fermo dell’uomo, disposto dal pm Paolo Storari, dopo quello di domenica scorsa di Ulkas Demir (il manager bloccato a Orio al Serio mentre stava prendendo un volo per Istanbul), si è reso necessario in quanto, come si legge nel provvedimento, dalle testimonianze raccolte dai Carabinieri tra gli operai, «voleva scappare dell’Italia, solo che ha capito che l’aereo è pericoloso. Così si stava organizzando sapendo che gli operai indiani hanno parlato di lui a voi.

Ecco alcune testimonianze riportate. «Da quello che ho visto con i miei occhi in tante occasioni, tratta gli operai indiani come schiavi, come si vede nei film che parlano degli schiavi. Io quando vedevo quelle scene in cui trattava male gli operai gridando e mandandoli via chiedevo a qualche operaio che parla inglese cosa avesse detto, mi rispondevano che li aveva minacciati dicendo che li avrebbe licenziati e mandati in India».

Il 41enne egiziano è stato sentito dagli investigatori e ha riferito il quadro di vessazioni subite dagli “operai” e dai manovali del maxi cantiere da 200 milioni di dollari in Piazzale Accursio a Milano. Ha detto di non conoscere tutti i “nomi” dei lavoratori coinvolti (con picchi di 500 persone in cantiere) ma «tutti quelli con cui ho parlato mi dicevano di avere paura di lui».

Aji avrebbe tenuto i «contatti con la società indiana che li porta in Italia e da quello che mi hanno detto pagano soldi per venire», circa 500mila rupie (5-6mila euro) per ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Secondo la ricostruzione parte di quel denaro verrebbe stornata e girata al «caporale operativo». L’uomo in Italia «li spaventa» e «quando è successo che alcuni di loro hanno protestato o per qualsiasi problema tra Caddell e gli operai» lui si sarebbe occupato della risoluzione dei problemi. Il testimone ha fornito agli inquirenti ulteriori informazioni sul sistema di sfruttamento dietro il progetto di rigenerazione urbana dei 40mila metri quadrati in Piazzale Accursio, che potrebbero portare a sviluppi giudiziari nelle prossime settimane.

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