L’inchiesta sul caporalato nei cantieri del consolato americano a Milano porta i primi risultati pratici ai lavoratori: a pochi giorni dal commissariamento dell’azienda Caddell (con sede in Alabama), è stato raggiunto l’accordo che gli operai non lavoreranno più il sabato; non supereranno le 45 ore alla settimana; vitto e alloggio non saranno più decurtati dalla busta paga. A questo punto la società, vincitrice dell’appalto da 350 milioni, dovrà provvedere ad assumere altre persone, e a trovare il modo di pagare i risarcimenti per il pregresso. Fatto, questo, che modificherà nettamente i costi inizialmente preventivati.
Intanto le indagini coordinate dal pm Paolo Storari si allargano. Oltre alla società Caddell Construction e al suo rappresentante legale Ulkas Demir, due giorni fa si è aggiunto un altro indagato, fermato dalle forze dell’ordine mentre cercava di scappare. Si chiama Aji Appukuttan, nato in India, 52 anni.
Si stava organizzando per prendere un autobus o un altro mezzo, due giorni fa, per scappare. Il nucleo di Tutela del lavoro dei Carabinieri di Milano, che hanno seguito le indagini, lo ha fermato.
A lui spettava il compito di gestire il personale. Nel cantiere avrebbe anche esercitato pressioni sui lavoratori «intimando loro di non parlare e non riferire all’esterno quanto accadeva in cantiere». Il fermo dell’uomo – disposto dalla procura dopo quello di domenica scorsa nei confronti del rappresentante legale che stava cercando di imbarcarsi da Orio al Serio verso Instanbul – si è reso necessario in quanto, come si legge nel provvedimento, dalle testimonianze raccolte dai Carabinieri tra gli operai, «voleva scappare dall’Italia, solo che ha capito che l’aereo è pericoloso. Così si stava organizzando sapendo che gli operai indiani hanno parlato di lui».
L’uomo è definito nei verbali il «cane da guardia» della multinazionale americana, ed è ritenuto dagli inquirenti il «caporale operativo» e l’intermediario del sistema di sfruttamento sull’asse Nuova Dehli-Milano scoperto nel cantiere.












