
Economia quasi ferma. Il prezzo del petrolio non scende più, il dollaro debole compromette l’export, i casi di Venezuela e Groenlandia alimentano l’incertezza che in Italia spinge le famiglie a risparmiare, frenando i consumi. In positivo agisce l’ultima accelerazione sul Pnrr, la riduzione dei tassi sovrani, la risalita del credito. L’industria resta volatile, gli investimenti sono l’unica spinta per il pil.
È il quadro che emerge da Congiuntura Flash, messa a punto dal Centro studi di Confindustria. Il trend al ribasso del petrolio si è invertito a inizio 2026, il gas è su livelli più che doppi rispetto al 2019. I tassi sono in calo e gli spread più stretti, i tassi della Bce sono attesi fermi e i mercati si aspettano una pausa da parte della Fed: la possibilità di altri due tagli è slittata tra giugno e dicembre.
Investimenti
Gli investimenti sono in espansione: nel quarto trimestre 2025 alcuni indicatori confermano la fase positiva degli investimenti in impianti- macchinari e in costruzioni, anche il credito bancario cresce, anche se il costo per le imprese non scende più. A dicembre però si è ridotta la fiducia delle imprese di beni strumentali e costruzioni.
Propensione al risparmio da record
L’incertezza però fa salire in modo record la propensione al risparmio, dal 9,9 all’11,4%, tenendo a freno i consumi (nel terzo trimestre 2025 +0,1%). Il numero degli occupati resta su un trend di espansione. Nei servizi la crescita nel quarto trimestre 2025 è in frenata, pur restando in espansione. L’industria è volatile a fine 2025: a novembre la produzione industriale recupera, dopo il calo di ottobre, (+1,5% da -1,0%), determinando una variazione acquisita nel quarto trimestre di +1,0 per cento. In dicembre, però, il Pmi torna in area recessiva e la fiducia a fine 2025 ha un profilo sali e scendi. L’export resta debole: a novembre +0,2% dopo il crollo di ottobre, -3,1 per cento. Negative le prospettive di fine anno, secondo gli ordini manifatturieri esteri, a causa di tensioni e incertezze.
La congiuntura internazionale
Nell’Eurozona la crescita è debole, negli Usa il pil va meglio del previsto, la Cina ha centrato l’obiettivo di crescita, con un pil 2025 a +5,0 per cento.











