L’export segna una battuta d’arresto: -2,8% ad aprile, ma nella media degli ultimi tre mesi resta in crescita. Dinamiche eterogenee: ancora positive negli Usa, in contrazione Medio Oriente, Turchia e Spagna. Trainano i prodotti in metallo, rallenta il farmaceutico, deboli il tessile-abbigliamento e i mobili.
La frenata del turismo
I servizi sono senza il traino del turismo. La guerra del Golfo ha fermato il boom, la spesa per viaggi di stranieri in Italia è in calo: -3,2% tendenziale in aprile. L’indice S&P Global PMI conferma una moderata flessione nei servizi.
La situazione in Europa
Nell’eurozona si evidenzia un calo dell’industria tedesca, la produzione industriale è scesa in Spagna, -0,5%, stabile in Francia e Germania, dove la variazione acquisita è -0,5 per cento. L’economia Usa è in crescita. La Cina è a due velocità: crescono export, +19,4% annuo a maggio, e produzione industriale, +4,5%, debole la domanda interna.
Il Centro studi dedica un focus al petrolio: il rischio di scarsità non è azzerato, l’estate sarà critica. I dati disponibili per il periodo marzo-maggio 2026 mostrano un crollo verticale dell’estrazione mondiale, 93,7 mbg da 107,3. La causa principale è la restrizione dei transiti nel canale di Hormuz, ma anche i danni ad alcuni impianti e i limiti nella capacità di stoccaggio di alcuni paesi. Nel breve-medio termine anche con la riapertura di Hormuz l’andamento della produzione sarà molto sotto la domanda a livello mondiale.
L’incognita petrolio
Secondo lo scenario elaborato da EIA si avranno ben 10 mesi di forte decumulo scorte, -5,2 mbg in media da marzo a dicembre, un evento raro. Gli impatti saranno differenziati: Ue, e ancora di più Cina e Giappone dipendono quasi interamente dalle importazioni di petrolio. L’utilizzo delle scorte disponibili e il freno ai consumi dettato dai prezzi alti dovrebbero essere sufficienti a superare la dinamica a U della produzione di petrolio, attesa scarsa fino a fine anno. Il momento più critico sarà l’estate 2026: se il traffico a Hormuz resterà a lungo limitato il rischio è che servano anche in Occidente misure restrittive per ridurre i consumi ed evitare la scarsità. In Italia a soffrirne di più sarebbero il trasporto merci e auto e moto private, industria, agricoltura, riscaldamento di casa e ufficio. Minima la quota usata per generazione di elettricità.
