Quindici Confidi in meno in un anno e oltre 600 milioni di euro di credito erogato a fine 2025, in crescita del 6,7% rispetto al 2024. Sono i dati principali del Report annuale presentato da Torino Finanza. Alla fine del 2025 i Confidi in Italia erano 164, di cui 30 Confidi maggiori – due in meno per effetto di fusioni – e 134 minori. I Confidi italiani detengono complessivamente – dato disponibile al 31 dicembre 2024 – 7,4 miliardi di euro di stock di garanzie (-4,%). In un solo anno ne hanno emesse per circa 2,7 miliardi (-3%).
Sono i numeri più significativi che fotografano l’attività dei consorzi la cui attività “core” è agevolare l’accesso al credito alle Pmi attraverso il rilascio di garanzie a favore delle banche. Lo stato di salute di questi enti viene valutato nel Rapporto 2026 dell’Osservatorio permanente sui Confidi, curato dal Comitato Torino Finanza.
E’ dal 2005 che il Comitato Torino Finanza realizza questa ricerca con cui analizza il mercato italiano delle garanzie fidi, seguendone l’andamento anche alla luce dell’evoluzione normativa e proponendo alcuni spunti di discussione. I temi emergenti con i quali gli enti si devono confrontare vanno dal peso sempre maggiore per le imprese dei fattori di sostenibililità (ESG) fino al ruolo dell’intelligenza artificiale nei processi di valutazione del credito, senza dimenticare i sistemi statistici automatizzati (credit scoring) utilizzati da banche e finanziarie per vagliare l’affidabilità creditizia di chi richiede un prestito.
Nel rapporto emerge come la solidità patrimoniale dei Confidi è giudicabile come adeguata in relazione ai rischi assunti, anche se per quanto riguarda la sostenibilità economica del core business dei Confidi, e cioé l’erogazione di garanzie sul credito alle Pmi, rileva il Report, la quasi totalità fa registrare un rapporto fra costi e ricavi operativi della gestione non sufficiente. Solo negli ultimi 3 esercizi (2022-2024) i Confidi parte del campione hanno cumulato un margine operativo negativo per 149 milioni di euro, 121 milioni a carico dei confidi maggiori, 28 milioni generati dai minori. Una situazione solo in parte compensata dagli aspetti non core della gestione, il principale dei quali è l’attività di investimento della liquidità detenuta.
Il punto chiave, sottolineano gli estensori del rapporto, Diego Bolognese e Gianmarco Paglietti, «è che ormai il valore dei Confidi non sta solo nel mitigare il rischio, ma nel saperlo leggere meglio. Il futuro dei Confidi non si gioca solo sulla quantità di credito attivato, ma sulla qualità delle informazioni che sono in grado di produrre e governare. Perché, oggi, il vero vantaggio competitivo non è avere meno rischio, ma essere più leggibili».











