Storie Web mercoledì, Aprile 29

In una settimana il mondo si è capovolto, anche dal punto di vista delle dinamiche finanziarie. Con l’attacco congiunto di Usa-Israele all’Iran a rimetterci è in primis l’Europa, proprio nel momento storico in cui il Vecchio Continente attirava ingenti flussi di capitali in fuga dagli Stati Uniti.

Con una prolungata chiusura dello stretto di Hormuz, l’Europa affronterebbe uno shock energetico che famiglie e imprese già avvertono dopo una settimana di conflitto. Mentre gli Stati Uniti, grazie allo shale oil, sono più autosufficienti.

I missili scagliati sull’Iran hanno quindi consentito a Donald Trump di invertire in poche ore le rotte dei capitali, richiamandoli in Patria. Il dollaro Usa è tornato ad essere considerato un rifugio sicuro, tornando a indirizzare flussi europei verso i mercati finanziari a stelle e strisce. Fino a sabato scorso era tutta un’altra storia. Tempismo perfetto o solo una semplice coincidenza?

Storicamente gli Stati Uniti hanno attratto capitali dall’Europa grazie a una crescita economica tendenzialmente superiore a quella europea. Un trend indebolitosi nel corso del 2025, che è arrivato a invertirsi nei primi mesi del 2026.

Dopo anni di crescente concentrazione dei flussi verso i mercati americani, gli ultimi dati mostravano che questa inclinazione stava per esaurirsi: per ogni 100 dollari investiti nei fondi azionari globali, fino a settimana scorsa solo 26 dollari andavano alle azioni statunitensi. Il resto veniva investito su altri listini internazionali: dall’Europa all’Asia, non trascurando i Paesi emergenti.

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