BRUXELLES – La Commissione europea si aspetta una frenata dell’economia della zona euro per via della guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ma non si aspetta (per ora) una recessione economica. Secondo le previsioni pubblicate oggi, giovedì 21 maggio, la situazione – salvo prolungamento dell’incertezza – dovrebbe migliorare nel 2027, sia sul fronte della crescita che dell’inflazione. Nel frattempo, l’Italia continua a essere uno dei paesi più fragili dell’unione monetaria.
«Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un grave shock energetico, mettendo ulteriormente alla prova l’Europa in un contesto geopolitico e commerciale già instabile – ha commentato il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis –. L’Unione europea deve trarre insegnamento dalle crisi passate, mantenendo un sostegno fiscale che sia temporaneo e mirato nonché riducendo ulteriormente la propria dipendenza dai combustibili fossili importati».
I dati chiave
Di seguito le principali previsioni dell’esecutivo comunitario. La crescita nella zona euro dovrebbe essere nel 2026 dello 0,9% (era prevista prima della guerra in Medio Oriente dell’1,2%). Nel 2027, l’economia dovrebbe rimbalzare e crescere dell’1,2% (rispetto all’1,4% previsto in precedenza). Sul versante dell’inflazione, la situazione riflette lo shock energetico di queste settimane. I prezzi al consumo dovrebbero salire del 3,1% in media quest’anno e del 2,4% in media l’anno prossimo.
Il malato Italia
I dati italiani sono in linea con quelli europei, ma peggiori. Secondo Bruxelles, l’economia in Italia crescerà dello 0,5% nel 2026 (rispetto allo 0,8% previsto nell’autunno scorso). L’inflazione salirà del 3,2% quest’anno e dell’1,8% l’anno prossimo. La situazione è più rosea, ammesso che l’aggettivo sia il più appropriato, sul versante dei conti pubblici. Il deficit è previsto del 2,9% sia nel 2026 che nel 2027, rispetto al 3,1% del 2025; il debito dovrebbe calare dal 138,5 al 139,2% del PIL.
Nelle sue stime Bruxelles prende in considerazione anche uno scenario meno positivo, segnato da un prolungamento della crisi in Medio Oriente. In questo caso, «l’inflazione non diminuirebbe e l’attività economica non riuscirebbe a riprendersi nel 2027» come previsto invece nella previsione ritenuta più probabile. Inoltre, avverte sempre la Commissione europea, «l’aumento dei prezzi potrebbe indurre le famiglie e le imprese a ridurre i consumi e gli investimenti in misura più marcata».