Basta guardare la mappa del traffico aereo per rendersi conto che, dallo scoppio della guerra tra Israele e Stati Uniti (da una parte) e Iran (dall’altra), le compagnie internazionali sono alle prese con una sorta di rompicapo, che richiederà tempo per essere risolto. Da dove passare, ora che gli scali più importanti del Medioriente – Dubai, Abu Dhabi e Doha – lungo le rotte Europa-Asia, sono gravemente compromessi dai bombardamenti o dal lancio di missili e droni tra i belligeranti? A seguito degli attacchi di ritorsione di Teheran nella regione, decine di migliaia di voli sono stati cancellati, colpendo milioni di passeggeri. Molti viaggiatori europei si sono ritrovati bloccati in Asia, impossibilitati a rientrare verso casa. Le rotte sono state ridisegnate quasi in tempo reale per evitare aree di guerra e spazi aerei chiusi. Al momento, i Paesi che hanno chiuso o limitato i cieli sono Iran, Iraq, Israele, Qatar, Kuwait, Bahrain, Siria, parti di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Prima via Iraq e Iran, ora sul Caucaso e l’Asia centrale
Se prima, per andare dall’Europa al Sud-Est Asiatico o in Australia, gli aerei passavano sopra l’Iraq, l’Iran e i Paesi del Golfo, ora per collegare il Vecchio continente e l’Asia sorvolano il Caucaso e l’Asia Centrale, oltre che Turchia ed Egitto, a nord, oppure l’Arabia Saudita e l’Oman, a Sud. Insomma, la priorità è quella di evitare lo spazio aereo di Iran e Iraq ma la nuova geografia impone un allungamento delle distanze e quindi una maggior necessità di carburante, con l’effetto negativo di un rialzo dei costi e, conseguentemente, delle tariffe destinate ai viaggiatori.
Ad esempio, segnala il sito Airlinesratings, la compagnia aerea australiana Qantas ha modificato il suo volo a lunghissimo raggio Perth-Londra: il tragitto di andata verso il Regno Unito ora opera via Singapore per uno scalo di rifornimento, poiché è necessario un percorso più lungo per evitare lo spazio aereo mediorientale. Quello di ritorno, da Londra a Perth, continua invece a operare senza scali.
La mappa delle nuove rotte aeree seguite dalle compagnie commerciali, che evitano gli spazi aerei chiusi del Golfo (Flightradar24)
20/03/2026
Gli hub del Golfo, scalo quasi obbligato per andare in Asia
Per tutte le altre compagnie, la difficoltà principale è anche quella di ridimensionare gli scali negli hub più importanti del Medioriente – Dubai, Abu Dhabi e Doha – che, nel tragitto verso Oriente, rappresentano uno scalo quasi obbligato, essendosi ritagliati un ruolo centrale per i voli a lungo raggio tra Stati Uniti ed Europa, da un lato, e Asia e Oceania, dall’altro. I tre aeroporti citati sono le basi rispettive di Emirates, Qatar Airways ed Etihad, tutte compagnie diventate protagoniste nel mercato dei voli a lungo raggio. A Dubai, che ha il secondo aeroporto più trafficato al mondo, solo nel 2025 i passeggeri in transito sono stati 95 milioni, a Doha quasi 55 milioni.
Lo spazio aereo degli EAU è limitato: priorità a operazioni di difesa
Lo spazio aereo degli Emirati Arabi Uniti ora ha un accesso limitato a causa di una zona di controllo di sicurezza d’emergenza del traffico aereo (ESCAT), sistema utilizzato in situazioni di alta sicurezza. All’interno di queste zone, il controllo del traffico aereo impone il rigoroso rispetto delle modifiche di rotta, atterraggi immediati o chiusure totali per dare priorità alle operazioni di difesa.
Su Flightradar24 il condizionamento dei flussi di traffico da parte del conflitto
In generale, secondo quanto segnala Airlinesratings, i dati di tracciamento dei voli in tempo reale di Flightradar24 mostrano quanto il conflitto abbia alterato i flussi di traffico. Dati che stanno mostrando la portata del disagio, con i corridoi aerei normalmente trafficati attraverso l’Iran e l’Iraq in gran parte vuoti, poiché le compagnie aeree deviano intorno allo spazio aereo chiuso. La piattaforma mostra anche una forte riduzione delle partenze dagli hub mediorientali, in quanto i corridoi aerei disponibili restano molto limitati (ad esempio, utilizzando un corridoio principale attraverso l’Arabia Saudita per raggiungere Dubai e Abu Dhabi). Il problema centrale per i vettori è capire per quanto si allungherà l’emergenza, se il conflitto scoppiato tre settimane fa si avvia verso una fase di de-escalation (meno probabile) o se bisognerà trovare una soluzione di lungo periodo (ciò che gli operatori temono di più). Purtroppo, al momento nessuno lo sa con certezza.
Il sito Flightradar24 mostra, in particolare, come gli aerei civili attraversino l’Arabia Saudita evitando di sorvolare il Golfo Persico (Flightradar24)
L’effetto sui prezzi dei biglietti, l’allarme delle compagnie europee
Quel che è certo è che l’Europa non sarà immune dai rincari dei biglietti, legati all’impennata dei prezzi del petrolio. È l’avvertimento lanciato ieri dalle principali compagnie aeree europee, riunite a Bruxelles nell’associazione Airlines for Europe (A4E), che include tra i suoi membri anche Lufthansa, Iag (la società madre di British Airways), Ryanair ed easyJet. Dall’inizio del conflitto con l’Iran, i prezzi del carburante per aerei sono schizzati alle stelle, raddoppiando in Europa e aumentando di quasi l’80% in Asia. Air France-Klm, Sas e Finnair hanno già segnalato possibili aumenti delle tariffe, anche a causa dei rischi connessi alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
La guerra in Medio Oriente ha messo in luce la dipendenza dell’Europa dalle compagnie del Golfo, hanno sottolineato i vettori europei. Dallo scoppio del conflitto israelo-americano contro l’Iran il 28 febbraio, il traffico aereo sui Paesi del Golfo (e non solo) è stato pesantemente compromesso. “Con 600 aerei a terra e 100 di questi che normalmente volavano da e verso l’Europa, è un campanello d’allarme che mostra quanto il continente europeo dipenda dai vettori del Golfo” ha commentato l’amministratore delegato di Air France-Klm, Benjamin Smith, durante una conferenza stampa dell’associazione A4E.
Dall’inizio dei combattimenti, il gruppo franco-olandese, il suo concorrente tedesco Lufthansa e le compagnie asiatiche che operano su rotte a lungo raggio hanno tutte annunciato un aumento dei voli diretti tra Europa e Asia. “Questo è un esempio di ciò che vorremmo fare, essere in grado di farlo tutto l’anno, indipendentemente dalla crisi in corso” ha aggiunto Smith.
British Airways (Ansa)
British Airways cancella i voli per il Medioriente fino a giugno
Martedì scorso, British Airways ha annunciato la cancellazione di voli da e per diverse destinazioni in Medio Oriente fino a giugno. La compagnia aerea ha cancellato i voli per Amman, Bahrein, Dubai e Tel Aviv fino al 31 maggio. Anche i voli per Doha sono stati sospesi fino al 30 aprile, con la compagnia che opererà con un “programma limitato” fino al 31 maggio.
“A causa della persistente incertezza della situazione in Medio Oriente e dell’instabilità dello spazio aereo, abbiamo esteso la riduzione temporanea del nostro programma di voli nella regione” ha dichiarato la compagnia aerea in un comunicato. Le rotte per Riyadh e Jeddah in Arabia Saudita rimarranno operative, mentre i voli per Abu Dhabi riprenderanno il 25 ottobre, come precedentemente annunciato.













