È accaduto di nuovo. La base di Ali al Salem in Kuwait, dove si trovano anche i militari italiani, è stata nuovamente colpita la notte del 5 marzo. “Di nuovo” perché questa base era già stata colpita dagli iraniani sabato scorso, giorno in cui Usa e Israele avevano deciso di avviare l’operazione contro Teheran, operazione da Tel Aviv battezzata “Ruggito del leone”. A quanto si è appreso nel mirino sarebbero finiti i rifornimenti di carburante e si è per questo verificato un vasto incendio. Non ci sarebbero feriti tra il personale italiano, per il quale già dai giorni scorsi è stata disposta una parziale evacuazione, con un movimento di 239 militari verso l’Arabia Saudita: dei 321 ne rimarranno 82. Non sono stati registrati danni importanti ai due caccia F2000 italiani presenti: «Solo proiezioni di schegge», assicurano fonti ben informate.

Come riporta la Rivista italiana difesa in un articolo, dall’analisi delle immagini satellitari è possibile confermare che nei precedenti attacchi sono stati colpiti la zona italiana della base, con gravi danni all’area degli alloggi, e pure gli hangar dove sono generalmente schierati i 4 Eurofighter TYPHOON dell’Aeronautica Militare (danneggiata una tensostruttura e 2 hangar). Nei precedenti strike è stata bersagliata anche la parte kuwaitiana della base, dove sono stati danneggiati due edifici e due hangar (dove si trovano solitamente gli Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica del Kuwait). Ulteriori impatti sono visibili anche in altre aree della base, con diversi hangar danneggiati. Nel complesso, spiega ancora Rid, dovrebbero essere circa una ventina gli strike confermati su Ali al Salem dal 28 febbraio a oggi.

Le caratteristiche della base

La base aerea di Ali Al Salem è una base militare. Sorge in una posizione strategica, nel distretto di Al Jahrāʼ, in Kuwait, a circa 37 miglia dal confine iracheno. Svolge un ruolo fondamentale come hub logistico e operativo per le forze della coalizione internazionale. Dispone di due piste parallele. È progettata per ospitare un’ampia gamma di velivoli, tra cui jet da combattimento (come appunto gli Eurofighter Typhoon), aerei da trasporto pesante e droni da ricognizione. Dispone di hangar, officine di manutenzione, depositi di munizioni e carburante, e una torre di controllo di recente integrata con sistemi radar e di comunicazione compatibili con gli standard statunitensi.

Presenza dell’Aeronautica militare italiana, impiegata nell’operazione “Prima Parthica”

La base ospita la Kuwait Air Force, l’U.S. Air Force (è la sede del 386th Air Expeditionary Wing, che gestisce le operazioni di supporto logistico e di sicurezza) e, per quanto riguarda l’Aeronautica militare italiana, il Task Group Typhoon e componenti del 51° Stormo di Istrana, impiegati nell’ambito dell’operazione “Prima Parthica”.

L’evacuazione dei militari

In Kuwait è in atto un movimento di 239 militari italiani verso l’Arabia Saudita: dei 321 ne rimarranno 82. Anche in Qatar 7 dei 10 soldati stanno raggiungendo l’Arabia Saudita. In Bahrein, dove ci sono 5 militari, si sta ritirando il personale. In Libano la situazione si resta in attesa degli sviluppi e ulteriori valutazioni: nel caso si decida per l’evacuazione, è pronta a sopraggiungere una nave italiana per questo tipo di operazione. Prima dell’inizio del conflitto, nell’area interessata dalla crisi in Medioriente si contavano 2.576 militari italiani.

Condividere.