Storie Web giovedì, Maggio 28

Nel mercato del lavoro ingegneristico emerge uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta che riguarda in particolare il settore civile. Oltre a essere una questione quantitativa, è anche qualitativa.

Da una stima effettuata dal centro studi del Consiglio nazionale ingegneri (Cni), oggi in Italia ci sono circa un milione di laureati in ingegneria. Di questi, poco più di 250mila sono iscritti all’albo e tra loro solo 72mila svolgono la libera professione a tempo pieno, numero in calo da un paio di anni; altri 23.500 ingegneri sono lavoratori dipendenti ed esercitano l’attività professionale in forma parziale. Dati che fotografano un settore che sembra non attirare più di tanto i giovani: basti pensare che nel 2004 i giovani ingegneri neoiscritti a Inarcassa erano 4.200 contro i poco meno di 1.500 del 2024.

Sul fronte qualitativo, le imprese cercano profili che integrino competenze tecniche e capacità trasversali (si veda l’articolo in alto), mentre l’offerta formativa continua a privilegiare la focalizzazione disciplinare.

«Da 25 anni, con l’approvazione del Dpr 328/2001 – spiega Domenico Perrini, presidente del Cni –, si è avviato un processo di progressiva specializzazione della figura dell’ingegnere, anche a partire dalla formazione universitaria. Ma la società italiana non sembra ancora del tutto pronta a confrontarsi con profili altamente settoriali: tende piuttosto a privilegiare figure con competenze più ampie, capaci di adattarsi e riconvertirsi nel corso dell’attività professionale». Secondo Perrini, infatti, «il mercato, pubblico e privato, non è ancora strutturato per chiedere livelli elevati di specializzazione e così la domanda cozza con l’offerta del sistema accademico. Nel frattempo – prosegue – la figura dell’ingegnere è profondamente cambiata: un tempo era associata prevalentemente alla realizzazione di opere e manufatti edilizi o infrastrutturali, mentre oggi si confronta con ambiti molto più ampi e con modalità operative diverse».

Sempre dai dati Cni emerge che nel 2023 i laureati in ingegneria civile rappresentano appena il 6,6% del totale dei laureati in ingegneria, in netto calo rispetto agli anni Novanta, quando costituivano circa un terzo. Riduzione che riflette lo spostamento verso indirizzi più innovativi e percepiti come più spendibili sul mercato (gestionale, informatica, biomedica). Però, rivela Perrini, «quasi il 60% delle posizioni risulta difficile da coprire, soprattutto per mancanza di candidati (oltre il 70% dei casi) e, in misura minore, per preparazione non adeguata».

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