La Cina è ormai una potenza sistemica e il suo peso, nello scenario attuale, non può essere ignorato. Gli esempi non mancano: se Pechino accelera sull’auto elettrica, cambia l’industria europea, se restringe l’export delle terre rare, si trasforma la sicurezza economica mondiale, un suo intervento può cambiare la direzione di un conflitto. E, mentre il Paese programma con cura il percorso per il suo futuro, resta da capire se, per il mondo occidentale, rappresenti più un’opportunità o un fattore di rischio.
“ È difficile dire che la Cina rappresenta un’occasione. Ci sta penalizzando fortemente, ma molto per colpa nostra. Alla prova dei fatti, ha pochi punti di debolezza, per esempio i consumi che non partono, ma che sono compensati da un’esplosione dell’esportazione che cresce più del 20% all’anno”, ha detto Alberto Forchielli, partner fondatore di Mindful Capital Partners, intervenendo durante il panel “Il grande momento della Cina”, nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento.
Da un lato, è vero che la Cina deve gestire alcune criticità e affrontare una crescita più lenta, le conseguenze della crisi mobiliare, una demografia che è diventata sfavorevole, la pressione americana, e soprattutto un rapporto più complesso tra crescita, controllo politico e ambizioni globali. Dall’altro lato, però, è vero anche che il Paese sta smussando gli angoli, ponendosi come interlocutore, non più solo come antagonista, su tematiche cruciali, commercio, tecnologia ed energia in testa.
E appare in grado di imparare velocemente dai propri errori: “Sono stato uno dei primi a portare aziende cinesi a investire in Italia nel 2008 e mi ricordo tutte le difficoltà, gli errori, le banalità che commettevano. Mi dicevo che non sarebbero mai riusciti a eguagliare aziende come Ibm, Intel, General Electric. Invece oggi ci sono fior di aziende, c’è Byd che prima il mondo nei veicoli elettrici, c’è Catl che prima il mondo nelle batterie, le spese di Huawei per la ricerca sono più grandi del fatturato di Intel”, ha sottolineato Forchielli.
Il mondo occidentale, l’Europa in particolare, si trova per molti versi a rincorrere, rallentata da alcuni fattori strutturali e culturali. “Il problema – ha sottolineato – è che abbiamo a che fare con una potenza che quello che dice, lo fa. In Occidente facciamo piani, poi cambia il partito al Governo e cambia il piano. Non riusciamo mai a implementare i progetti”. In un certo senso, ha aggiunto con una provocazione, “dovremmo ’contenere’ la democrazia, cercare di modificare i meccanismi che la regolano, cosa che non riusciremo mai a fare”.







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