
Dal nostro corrispondente
NEW DELHI – In un mondo sempre più instabile, in cui le stesse norme di convivenza tra alleati vengono messe in discussione, i leader di Cina e Corea del Sud hanno annunciato ieri di voler inaugurare «una nuova fase» nei loro non sempre facili, rapporti bilaterali. Il tutto, si evince dal tenore delle dichiarazioni, a discapito di Giappone, Usa e Taiwan.
L’occasione è stata offerta dalla visita di quattro giorni a Pechino e Shanghai iniziata domenica dal presidente sudcoreano Lee Jae Myung. Si tratta della prima missione ufficiale in Cina a questo livello dal 2019 nonché del secondo vertice tra Lee e il suo omologo Xi Jinping nell’arco di poco più di due mesi, dopo che lo scorso ottobre il presidente cinese ha fatto il suo primo viaggio in Corea del Sud in 11 anni.
Un nuovo inizio
«Questo vertice – ha dichiarato ieri Lee – sarà un’importante opportunità per fare del 2026 il primo anno di un pieno ripristino delle relazioni tra Corea e Cina. Credo che gli sforzi per fare della cooperazione strategica e del partenariato tra i due Paesi una tendenza irreversibile di questi tempi continueranno». Un riferimento, quello alla congiuntura politica, che sembra un rimando alle guerre commerciali scatenate dall’amministrazione Trump. Xi, riferendosi a una «situazione internazionale sempre più caotica e complessa», ha affermato che Cina e Corea del Sud dovrebbero compiere «scelte strategiche corrette».
I nodi dell’economia…
Quali debbano essere queste scelte è parso abbastanza chiaro. Sul piano economico la strada maestra è quella di una maggiore integrazione tra le due economie. Al seguito del presidente sudcoreano ci sono i vertici di oltre 200 società, tra cui Hyundai e due colossi dei semiconduttori come Samsung e Sk Group, e la giornata di lunedì ha visto la firma di 15 accordi per accrescere la cooperazione in settori come tecnologia, proprietà intellettuale e trasporti. Tra le aziende cinesi che hanno siglato contratti ci sono Lenovo e Alibaba. Lee ha indicato tra gli ambiti in cui accrescere gli scambi anche l’intelligenza artificiale e l’industria culturale, anche se, secondo il suo stesso chief of staff, è difficile immaginare in tempi brevi la fine della messa al bando – non ufficiale, ma nei fatti – dei prodotti musicali e cinematografici sudcoreani in Cina.







