
Francesco Castelli, responsabile obbligazionario di Banor, delinea lo scenario dei bond per i prossimi mesi con una particolare attenzione per il credito europeo,
Quali sono le sue valutazioni e le sue considerazioni in ambito obbligazionario europeo e quali sono i segmenti più interessanti?
È vero che negli ultimi due anni spread e rendimenti si sono compressi, ma il credito europeo continua a offrire, nel complesso, livelli di rendimento ancora interessanti rispetto all’inflazione attesa. In questa fase il segmento che preferiamo è quello finanziario. Se confrontiamo emissioni bancarie e assicurative, sia senior sia subordinate, con obbligazioni industriali di pari rating, si nota spesso un differenziale a favore dei finanziari. I titoli CoCo emessi dalle banche offrono sistematicamente uno spread superiore rispetto agli High yield con rating simile. A nostro avviso è un premio che resta attraente, anche perché i fondamentali stanno migliorando: capitale più robusto, qualità degli attivi in tenuta, redditività sostenuta da margini d’interesse più elevati e un quadro regolamentare che negli anni ha reso molte istituzioni più solide e più trasparenti.
E invece aree del credito che reputate rischiose?
Dopo anni di sovraperformance dell’high yield, nel 2025 siamo diventati più prudenti e selettivi. Non vediamo una crisi generalizzata del credito europeo, ma alcuni temi specifici hanno pesato e continuano a condizionare l’andamento del mercato. Il rischio, oggi, è soprattutto idiosincratico, sul singolo emittente: alcuni molto indebitati, altri in settori in forte trasformazione. Nel 2025 hanno sofferto alcuni nomi legati alla telefonia e al finanziamento del private equity, ambiti su cui restano dubbi. Nel 2026 osserviamo un avvio d’anno difficile per la chimica, con revisioni negative degli utili e pressione competitiva anche per via di un’offerta cinese sempre più aggressiva. È un tema che si vede anche sull’azionario del settore, segnale che la pressione è industriale e non solo tecnica. Per questo riteniamo che anche nel 2026 la selezione farà la differenza. In presenza di fattori negativi concentrati su pochi emittenti, strumenti finanziari come gli AT1 possono talvolta risultare più difensivi di un paniere high yield “carico” di singole debolezze, pur offrendo rendimenti comparabili.
In questo momento dove vi state concentrando di più?
Il nostro approccio è essenzialmente focalizzato sul credito, con duration contenuta, posizionato a cavallo tra high yield e investment grade. L’obiettivo è ottenere reddito senza dipendere eccessivamente dal rischio di tasso, mantenendo una volatilità più bassa rispetto a un portafoglio high yield tradizionale.
E sui governativi?
La nostra attività di gestione di credito non sostituisce i governativi, ma deve essere considerata come il complemento naturale per quegli investitori che hanno già un’esposizione sul mercato governativo. I titoli di stato restano comunque un tassello fondamentale per gli investitori privati italiani, soprattutto per l’efficienza fiscale derivante dalla tassazione agevolata.












