Storie Web mercoledì, Agosto 5

Il governo, dopo un confronto con la Commissione europea e previa autorizzazione del Parlamento, intende sfruttare integralmente il margine di flessibilità previsto dalla clausola di salvaguardia europea per la sicurezza energetica e la difesa. La richiesta riguarderà lo 0,6% del Pil per l’energia, pari a 14,4 miliardi di euro, e lo 0,9% per la difesa, cioè 21,7 miliardi, per un totale dell’1,5% del Pil nel triennio fino al 2028. Lo ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nelle comunicazioni attese alla Camera sull’attivazione della clausola prevista dalle nuove regole di bilancio dell’Ue. Al termine dell’informativa viene votata la risoluzione di maggioranza che autorizza il governo a chiedere l’attivazione della misura.

“La clausola originaria era quella sulla difesa, era 1,5% l’anno”, ha ricordato il titolare di via XX Settembre. “Quello che c’è di nuovo è che nell’ambito di questo 1,5%, uno 0,3% all’anno, per un massimo di 0,6%, può essere dedicato alla sicurezza energetica. E quindi noi sicuramente chiederemo tutto il massimo, poi vediamo cosa ci dicono, per la sicurezza energetica, cioè 0,3% più 0,3% uguale 0,6%. Per la parte difesa invece non prenderemo il massimo e ci fermeremo a 0,9%“. In ogni caso lo 0,9% è il massimo previsto dalla attuale versione della clausola.

“La richiesta di attivazione della clausola potrà essere oggetto di aggiornamenti e integrazioni e lo Stato membro si impegnerà all’atto della richiesta a fornire – due volte l’anno, entro il 15 aprile ed entro il 15 ottobre, – informazioni utili al monitoraggio dell’attuazione degli interventi, affinché la CE possa tenerne conto nelle proprie previsioni e nelle valutazioni di sorveglianza”. E ancora: “Alla ripartizione delle risorse nei diversi esercizi finanziari e alla redisposizione delle disposizioni necessarie per l’attuazione degli interventi si procederà, con la prossima manovra di bilancio, solo successivamente all’approvazione della risoluzione di cui all’articolo 6 della legge n.243 del 2012, in attesa – come ricordato – della approvazione della nuova disciplina contabile. Solo in quel momento il Parlamento delibererà il cosiddetto scostamento di bilancio”. 

Bruxelles valuterà la richiesta italiana a settembre, mentre il via libera definitivo è atteso all’Ecofin di ottobre. A quel punto il governo potrà presentare alle Camere la richiesta di scostamento di bilancio, che dovrà essere approvata a maggioranza assoluta.

Giorgetti ha avvertito che il ricorso alla clausola dovrà restare compatibile con gli altri vincoli di finanza pubblica e con la procedura europea per deficit eccessivo. Se infatti il disavanzo dovesse rimanere sopra il 3% del Pil – si saprà il 22 settembre, data della nuova revisione Istat sui conti pubblici – l’Italia resterebbe nella procedura anche nell’ipotesi in cui l’intero sforamento fosse dovuto a spese per difesa e sicurezza energetica ammesse dalla clausola. Un motivo in più, ha lasciato intendere, per calibrare con prudenza il piano che sarà presentato a Bruxelles.

Nel caso in cui la Procedura di infrazione per deficit eccessivo, aperta dalla Ue nel 2024, “non venga chiusa anticipatamente, alla luce di una revisione a settembre del dato relativo al 2025 o, alternativamente, sulla base del valore di consuntivo del deficit 2026, un peggioramento dei conti pubblici negli anni successivi tale da determinare un deficit superiore al 3% implicherebbe la permanenza nella procedura fino al rientro al di sotto della soglia prevista dai trattati, anche qualora il deficit in eccesso sia interamente riconducibile a spese in linea con i parametri di ammissibilità della NEC”. 
 

“Rischio è la permanenza nella procedura di deficit”

Il titolare del Mef ha ricordato come: “Se da una parte l’attivazione della clausola consente di giustificare scostamenti in eccesso (debiti) sul conto di controllo associato all’evoluzione della spesa netta, dall’altra gli interventi hanno pieno impatto sul deficit e quest’ultimo indicatore è particolarmente importante nella programmazione di finanza pubblica del Governo italiano, dal momento che dalla sua evoluzione dipendono gli sviluppi della Procedura”.

Il ministro precisa: “nel caso in cui la procedura di deficit eccessiva non venga chiusa anticipatamente alla luce di una revisione a settembre del dato relativo al 2025 o sulla base del valore di consuntivo del deficit 2026, un peggioramento dei conti pubblici negli anni successivi tali da determinare un deficit superiore al 3% implicherebbe la permanenza nella procedura fino al rientro aldi sotto della soglia prevista dei trattati anche qualora il deficit in eccesso sia interamente riconducibile a spese in linea con i parametri di ammissibilità alla Nec”. 

La risoluzione Pd-M5s-Avs: no scostamento per spese militari

Nella risoluzione sulle comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti depositata da Pd, M5s e Avs si impegna il governo “a presentare una relazione che aggiorni il percorso della spesa netta e gli obiettivi programmatici di finanza pubblica e indichi la misura e la durata dell’eventuale deviazione, garantendo in ogni caso che essa sia esclusivamente indirizzata al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanita’ pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, in particolare attraverso investimenti in fonti pulite, reti e infrastrutture energetiche, escludendo che le risorse disponibili siano destinate a impegni di spesa militare”.

Nella premessa, inoltre, si legge: “riteniamo necessario riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello stato, nonché attivarsi per superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento puntando alla costruzione di una vera difesa comune europea, e a perseguire una strategia che punti alla sovranità e indipendenza energetica e che metta gli Stati membri al riparo dagli effetti destabilizzanti indotti dalle guerre”.   

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