Storie Web lunedì, Gennaio 19
Censis: per un italiano su 3 i regimi autocratici più adatti a governare oggi, i due terzi dicono no a rinunciare al welfare per finanziare la difesa, oltre il 60% chiede di limitare gli immigrati

Un italiano su tre pensa che i regimi autocratici siano più adatti a governare nel mondo di oggi. E ancora: il ceto medio rischia di perdere il suo status. Il 53,5% dichiara di non sentirsi rappresentato da nessun partito o leader politico. Fronte sicurezza: due terzi ritengono che, se per riarmarsi l’Italia fosse obbligata a tagliare la spesa per il welfare, allora sarebbe meglio rinunciare al rafforzamento della difesa. Due terzi degli italiani: tra difesa e welfare scelgono il welfare. il 62,8% pensa che i flussi degli immigrati in ingresso nel nostro Paese vadano limitati. È la fotografia scattata dal Censis nel 59esimo rapporto, pubblicato venerdì 5 dicembre. Una sorta di bussola che aiuta a delineare le caratteristiche degli italiani nella fase attuale, caratterizzata da minacce alla sicurezza, a cominciare dalle crisi internazionali in Ucraina e Medio Oriente, e da sfide sempre più complesse.

L’Italia nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco

“L’Italia nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco”, osserva il Censis. «Ci siamo inoltrati in un’età selvaggia, del ferro e del fuoco, di predatori e di prede – si legge -. E il grande gioco politico cambia le sue regole, privilegiando ora la sfida, ora la prevaricazione illimitata. Perciò il 62% degli italiani ritiene che l’Unione europea non abbia un ruolo decisivo nelle partite globali. Il 53% crede che sia destinata alla marginalità in un mondo in cui vincono la forza e l’aggressività, anziché il diritto e l’autorità degli organismi internazionali. Per il 74% l’american way of life non è più un modello socio-culturale, un tempo da imitare e oggi irriconoscibile. Moriremo post-americani? Il 55% è convinto che la spinta del progresso in Occidente si sia esaurita e adesso appartenga a Cina e India. Il 39% ritiene che le controversie tra le grandi potenze si risolvano ormai mediante i conflitti armati, i cui esiti fisseranno i confini del nuovo ordine mondiale. E il 30% condivide una convinzione inaudita: le autocrazie sono più adatte allo spirito dei tempi.

La febbre del ceto medio

Tra le insidie e le minacce ai fondamentali del tradizionale modello di svi-luppo italiano pesano anche i fattori endogeni. La regressione demografica, con il progressivo invec-chiamento della popolazione e i tassi di natalità in caduta libera, provoca l’arresto dei processi di proli-ferazione delle piccole imprese. In vent’anni (2004-2024) il numero dei titolari d’impresa si è assottiglia-to da oltre 3,4 milioni a poco più di 2,8 milioni: -17,0% (quasi 585.000 in meno). I giovani imprenditori con meno di 30 anni sono diminuiti nello stesso periodo del 46,2% (quasi 132.000 in meno). E se il reddito delle piccole imprese (fino a 5 addetti) corrispondeva al 17,8% del Pil nel 2004, e poi era sceso al 15,7% nel 2014, nel 2024 si è ridotto al 14,0%. Si indebolisce anche l’altro pilastro: il lavoro. Nel 2024 il valore reale delle retribuzioni risulta inferiore dell’8,7% rispetto al 2007. Nello stesso periodo il potere d’acquisto pro capite ha subito un taglio del 6,1%, nonostante il recente parziale recupero (+2,0% tra il 2022 e il 2024). Così il ceto medio vive in uno stato febbrile: nella stagnazione o, peggio ancora, rischia di perdere lo status conquistato nel tempo.

Condividere.