Anziani sempre più fragili e bisognosi di aiuto nella vita di tutti i giorni. A fare il punto sulle condizioni di quella che costituisce una fetta importante della popolazione italiana è il rapporto “Invecchiare nell’Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani” realizzato dal Censis e presentato giovedì 2 luglio a Roma. Alla presentazione dell’indagine sono intervenuti Elsa Fornero, professore onorario di Economia dell’Università di Torino, Emanuela Notari, Longevity Strategist Intoo GiGroup, Mons. Vincenzo Paglia, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia dell’Università Cattolica di Milano, e Giorgio De Rita, Segretario generale del Censis
Il 36,6% degli anziani dichiara che, seppure autosufficiente, ha comunque bisogno di qualche aiuto nella vita quotidiana. In vent’anni la percentuale di persone con 65 anni e oltre che si sente fragile e chiede un supporto è raddoppiata: nel 2006 era pari al 18,3%. Oggi al 31,7% capita di tanto in tanto di avere bisogno di aiuto, al 4,9% capita spesso perché sperimenta parecchie difficoltà nelle attività ordinarie. Si dichiara totalmente non autosufficiente l’1,4% degli intervistati e totalmente autosufficiente il 62,0%. Però nel 2006 si definiva totalmente autosufficiente il 78,8%: 16,8 punti percentuali in più rispetto ad oggi.
Oltre la retorica della longevità
L’89,6% dei longevi dichiara che, per quanto ci si possa prendere cura di se stessi, il declino fisico non si può fermare. Il 79,3% dei longevi si è rassegnato al fatto che certi cambiamenti legati al tempo che trascorre sono irreversibili, definitivi. C’è una nuova consapevolezza della fragilità legata all’età che avanza. Un approccio diverso dalle retoriche della longevità attiva, della performance anche in età avanzata. Inoltre, per il 79,8% dei longevi accettare la vecchiaia come condizione permanente aiuta a dare più valore al presente.
Sfida decisiva per l’Italia, Paese più vecchio d’Europa
I fabbisogni legati alla vecchiaia rappresentano una sfida decisiva per l’Italia, visto che già oggi le persone con almeno 65 anni costituiscono il 25,1% della popolazione totale, dato che rende l’Italia il Paese più longevo dell’Unione europea. Un’onda grigia potente che può diventare un problema perché si affianca al crollo della natalità e al rarefarsi dei giovani. Nel periodo 1951-2025 i minori fino a 17 anni sono diminuiti del 38,8% e i giovani tra i 18 e i 34 anni del 18,9%. Le persone di età tra 35 e 64 anni sono invece aumentate del 53,7% e quelle con almeno 65 anni del 248,6%. Le proiezioni demografiche al 2050 indicano che gli anziani saranno oltre 18,9 milioni, il 34,6% del totale: più di un italiano su tre.
Quando si diventa anziani
Secondo gli attuali over 65, si diventa anziani in media a 76,7 anni. Infatti, pensa che si diventi anziano a 65 anni il 5,7% degli attuali anziani intervistati, a 70 anni il 16,6%, a 75 anni il 24,5%, a 80 anni il 28,7%, a 85 anni il 14,5%, mentre il 9,5% non ritiene che ci sia un’età precisa e il 10,0% non esprime un’opinione. In sintesi, il 41,0% degli intervistati fissa l’età di accesso alla vecchiaia tra i 70 e i 75 anni, e oltre il 43% al di là dell’80° anno di vita. In ogni caso, al di là dell’età, per il 69,4% dei longevi si diventa anziani se si perde l’autosufficienza, per il 24,9% in caso di morte di amici e coetanei, per il 22,3% in caso di morte del coniuge, per l’8,0% al momento del pensionamento e per il 4,2% quando si diventa nonni.
