L’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia, nella versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini. Lo si apprende da fonti della Cassazione, le quali specificano che l’ordinanza non è ancora stata depositata. Si tratta del quesito referendario proposto dai 15 avvocati del comitato dei “Volenterosi” con a capo il giurista Carlo Guglielmi. Se l’ammissione sarà confermata, potrebbe essere modificato il testo del quesito e la data del referendum, già indetto per il 22 e 23 marzo, potrebbe tornare in ballo. Ora i promotori potrebbero ricorrere alla Consulta per conflitto di attribuzione.

Ceccanti: «Data referendum già indetta, ma si può ricorrere alla Consulta»

«Premettendo il fatto che bisogna aspettare il deposito dell’ordinanza della Cassazione, credo che la data del referendum non cambi: il referendum è già indetto per decreto, verrebbe solo aggiornato il quesito e non servirebbero altri decreti che ne posticiperebbero la data. Quindi il quesito cambia ma la data no. Attendiamo l’ordinanza. Non escluderei però che la questione potrebbe protrarsi qualora i promotori ritengano di chiedere di cambiare la data ricorrendo alla Consulta per conflitto di attribuzione. Anche in quel caso penso che però il ricorso non verrebbe ammesso». Così l’esperto costituzionalista Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato all’università La Sapienza di Roma ed ex parlamentare, in merito all’accoglimento del nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia.

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