Il processo e lo scontro con l’Egitto
L’inchiesta e il processo sono stati portati avanti dalla Procura di Roma nonostante la posizione assunta dall’Egitto nel corso degli anni. I magistrati romani contestano alle autorità egiziane di avere ostacolato l’accertamento dei fatti attraverso silenzi, ricostruzioni di comodo e informazioni false.
Nella lettura dell’accusa, l’Egitto avrebbe scelto di proteggere gli uomini coinvolti nella vicenda Regeni invece di contribuire pienamente alla ricerca della verità.
È anche per questo che il processo assume, nella prospettiva dei pm, un significato che va oltre l’uccisione di un singolo uomo. Al centro c’è una violenza esercitata in modo sistematico e organizzato su una persona indifesa, privata di qualsiasi tutela dopo essere stata sequestrata.
Regeni privato della libertà, della vita e dei suoi diritti
La Procura descrive quanto accaduto a Regeni come un percorso di progressiva cancellazione di ogni garanzia. Prima la sottrazione della libertà, poi le torture e infine la morte.
Secondo l’accusa, il ricercatore venne spogliato anche della propria condizione di persona titolare di diritti. Un elemento che i magistrati considerano centrale nella qualificazione della condotta contestata agli imputati. A compiere tutto questo, nella ricostruzione dell’accusa, sarebbero stati uomini appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani.












