Oltre alle presunte violazioni del Codice del Consumo, il fascicolo depositato – notificato anche alla Procura della Repubblica di Trapani – ipotizza gravi falle sul fronte della privacy: dalla raccolta di dati e comportamenti di gioco dei minori in assenza di verifica dell’età e del consenso genitoriale, fino a un’informativa sul trattamento dei dati giudicata obsoleta e contraddittoria.
Il ruolo dell’Antitrust e il precedente Balocco-Ferragni
Le criticità del modello di business erano già state segnalate da Consumerismo lo scorso 9 giugno all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) e al Garante della Privacy. Negli ultimi due anni, il mercato dell’influencer marketing italiano sta attraversando una fase di transizione: da una deregolamentazione assoluta a un settore sottoposto a crescente monitoraggio da parte delle autorità. Il parallelismo normativo corre rapidamente al 2023, quando la medesima Autorità sanzionò duramente il caso Balocco-Ferragni.
Sebbene le fattispecie siano profondamente diverse (lì si contestava l’ingannevolezza legata a finte campagne di beneficenza, qui si contesta l’esortazione diretta all’acquisto rivolta ai minori e l’opacità dei link commerciali), il minimo comune denominatore resta la necessità di imporre trasparenza e responsabilità d’impresa a chi muove capitali milionari sfruttando la propria influenza digitale. La società della coppia, del resto, registra numeri da grande impresa: 29 milioni di euro di patrimonio, 4 milioni di ricavi e utili per 1,7 milioni previsti per il 2025.
Il diritto di critica e il “Caso Sbortus”
A complicare il quadro reputazionale dei Me contro Te si è aggiunta la recente controversia legata al loro matrimonio-evento, celebrato lo scorso 5 settembre all’Unipol Dome di Milano davanti a circa seimila ospiti paganti (con biglietti tra i 48 e i 110 euro). Di fronte alle numerose analisi critiche emerse sul web – tra cui quella del creator “Sbortus” – il team legale della coppia ha reagito inviando copyright strike (segnalazioni per violazione del diritto d’autore) per far rimuovere i video da YouTube. Come evidenziato anche da giuristi ed esperti di diritto delle nuove tecnologie come Guido Scorza,
l’utilizzo del diritto d’autore come strumento di censura rappresenta una forzatura pericolosa. L’articolo 70 della legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) tutela esplicitamente la libera riproduzione di brevi estratti di un’opera quando questa avviene per finalità di critica o discussione. Trasformare un matrimonio in un evento commerciale pubblico e lucrativo espone inevitabilmente al giudizio dell’opinione pubblica. Inviare notifiche automatiche alle piattaforme per silenziare chi esercita un legittimo diritto di critica evidenzia una sproporzione di forze a danno dei creator più piccoli, e solleva l’urgenza di rivedere i meccanismi di moderazione delle Big Tech, fin troppo inclini ad assecondare le richieste di rimozione per evitare responsabilità solidali.











