
L’attendevano da tempo i circa 7 milioni di caregiver stimati dall’Istat che in Italia si prendono cura di persone in condizioni gravi e di non autosufficienza, tanto che il nostro paese nel 2022 era incappato nella “condanna” Onu per violazione degli obblighi dettati dalla Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità. Ora a garantire il riconoscimento e la tutela del caregiver familiare arriva il disegno di legge approvato in Consiglio dei ministri dopo due anni di lavoro del “tavolo” di 50 esperti e associazioni istituito dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.
Un primo tassello
Con il Ddl “Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare”, Locatelli rivendica sia il riconoscimento di diritti e (timide) misure di supporto economico sia l’inquadramento giuridico mirato a proteggere e valorizzare il ruolo degli assistenti di cura nella famiglia e nella società. Ma la stessa ministra ammette che siamo ancora a un primo, se pure importante passo: «Non posso dire di essere felicissima ma sono contenta di questo primo tassello così importante per la vita di tante famiglie mentre fino a oggi non era stato fatto niente – ha detto presentando il provvedimento -: è una legge importante per partire perché abbiamo risorse certe e una norma condivisa e su questo lavoreremo per migliorare le condizioni e la vita di ogni persona. Abbiamo chiesto la procedura d’urgenza per l’iter, contiamo su un percorso condiviso con deputati e senatori alcuni dei quali negli anni avevano presentato proposte valide che non avevano mai visto la luce».
E intanto dalla Fish-Federazione Italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie, arriva la disponibilità al confronto con le istituzioni e tutti i soggetti coinvolti, “affinché il percorso legislativo porti a un risultato all’altezza delle aspettative e dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie”. «Per la prima volta nel nostro Paese, il tema del caregiver familiare viene affrontato in modo organico, superando una lunga fase caratterizzata da annunci e iniziative prive di risposte strutturali», dichiara in ogni caso il presidente Vincenzo Falabella.
Le novità
Punto fermo della legge è il «caregiver familiare convivente e prevalente che sta 24 ore su 24 con la persona assistita», ha spiegato Locatelli. Da qui l’introduzione di un sistema di quattro tutele differenziate, graduate in base all’impegno di cura e alla convivenza a cui corrispondono altrettanti profili: serviranno anche a regolare l’accesso ai benefici previsti dalla legge con tanto di riconoscimento economico – al massimo 400 euro mensili esentasse erogati ogni 3 mesi a chi abbia un Isee fino a 15mila euro – riservato solo al ruolo più impegnativo con almeno 91 ore settimanali – ben 13 ore al giorno – dedicate a un familiare non autosufficiente. Gli altri tre profili individuano impegni minori fino all’assistenza tra le 10 e le 29 ore a settimana e solo uno di questi contempla caregiver non conviventi, con impegno di cura di almeno 30 ore settimanali.
Le risorse in campo
Le risorse – che sono un nodo se solo si considera la platea dei potenziali beneficiari – arrivano dall’ultima legge di Bilancio: 257 milioni di euro l’anno per il 2026-2028, a cui però i caregiver ammessi accederanno solo a partire dal 2027. Per quest’anno 1,15 milioni andranno per la costruzione entro il prossimo settembre della piattaforma Inps che raccoglierà le richieste di riconoscimento del ruolo di caregiver, necessario per individuare la platea dei beneficiari sia dei contributi economici sia delle altre facilitazioni.












