Storie Web giovedì, Aprile 9

Su trasparenza dei prezzi e contrasto alla speculazione lungo la filiera dei carburanti la Guardia di Finanza ha intensificato ulteriormente i controlli. La spinta prodotta dalle tensioni al rialzo sul prezzo dei carburanti che ha spinto il Governo a intervenire già due volte per tagliare le accise su gasolio e benzina si accompagna anche a un rafforzamento della vigilanza lungo tutta la filiera dei carburanti.

Un assetto rivisto e potenziato dal primo decreto taglia accise (Dl 33/2026) che sfrutta il potenziale delle banche dati già disponibili come nel caso del cruscotto carburanti che incrocia le informazioni dichiarate giornalmente dai distributori di carburante al ministero delle Imprese e made in Italy (Mimit) con quelle dell’anagrafica accise delle Dogane. E soprattutto ha delineato un sistema incentrato intorno alla figura del Garante per la sorveglianza dei prezzi ma coinvolge l’Antitrust e si basa sull’operatività della Guardia di Finanza.

Un’operatività fondata sul know how acquisito negli anni sul fronte del riscontro sulla trasparenza dei prezzi praticati dai distributori di carburanti auto. La guerra in Medio Oriente ha portato a impartire direttive ai reparti per l’avvio dal 12 marzo scorso di una linea di azione per garantire un presidio di legalità lungo tutta la filiera distributiva, intensificando i controlli sulla trasparenza dei prezzi e monitorando le dinamiche di formazione del valore del settore petrolifero. Così nel periodo compreso tra 12 e 25 marzo la Guardia di Finanza ha eseguito 1.089 interventi arrivando a contestare 795 violazioni, a conti fatti significa un 73% di comportamenti non in regola riscontrati sul totale dei controlli. Se si scende ulteriormente nel dettaglio, poi, spiccano le 159 irregolarità ravvisate per mancata esposizione o difformità dei prezzi praticati rispetto a quelli indicati e le 636 omissioni relative agli obblighi di comunicazione al portale «Osservaprezzi carburanti» del ministero delle Imprese e del made in Italy.

Un ulteriore giro di vite

Con il decreto 33/2026, come anticipato, c’è stato un ulteriore giro di vite. In base alla norma in vigore dal 19 marzo, infatti, se il Garante per i prezzi ravvisi incrementi repentini e anomali dei prezzi alla pompa, è tenuto a fornire alla Guardia di Finanza un elenco dettagliato degli operatori e delle compagnie petrolifere interessati. Su tale base, il Corpo è chiamato a eseguire i necessari accertamenti contabili per verificare le anomalie sui costi e sui prezzi giornalieri di acquisto, risalendo l’intera catena distributiva fino al costo del greggio e dei prodotti raffinati sostenuto dai titolari delle autorizzazioni petrolifere. Un’azione ispettiva che quindi punta a ricostruire l’intera catena del valore. E proprio in scia alle nuove direttrici il nucleo speciale antitrust delle Fiamme gialle ha avviato 247 istruttorie, attivando i reparti competenti e inviando questionari conoscitivi nei confronti degli operatori economici posizionati nei segmenti della filiera a monte rispetto alla distribuzione finale.

Il discorso però è più ampio

Lo dimostrano i numeri dei risultati della Guardia di Finanza nel contrasto alle frodi e quindi a tutela delle entrate erariali. Risultati ottenuti nel tempo e che sono il frutto, da un lato, delle verifiche fiscali relative alle accise presso impianti di produzione, depositi, distributori stradali e altri operatori, finalizzati rilevare eventuali evasioni d’imposta e, dall’altro lato, controlli sulla circolazione dei carburanti e sviluppo di indagini di polizia giudiziaria. Questi ultimi puntano a contrastare i traffici illeciti internazionali di prodotti petroliferi (i cosiddetti designer fuels), la miscelazione abusiva di prodotti energetici e la destinazione a usi maggiormente tassati di prodotti energetici esenti o ad aliquota agevolata da parte di operatori che non ne hanno titolo. E a dimostrare quanto questi fenomeni siano insidiosi sono gli interventi eseguiti tra il 1° gennaio e il 25 marzo scorso. Nel complesso sono state eseguite 625 operazioni che hanno potato alla denuncia all’autorità giudiziaria di 87 soggetti con sequestri che hanno superato i 357mila chilogrammo di prodotti e un consumo in frode di 4.135 tonnellate. Insomma, non è solo un problema di mancata trasparenza e speculazione.

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