Nel centrosinistra la corsa verso le primarie del “campo largo” muove i primi passi tra incertezze strutturali, tatticismi e un’unica grande certezza condivisa: qualsiasi nome speso oggi rischia di bruciarsi e va considerato “poco più di una chiacchierata”. Mentre la data del possibile voto politico si ipotizza per il prossimo aprile, la coalizione si interroga ancora sul formato della consultazione — turno unico o ballottaggio — e sull’opportunità di dare la precedenza al programma piuttosto che alle candidature.
Bonelli e Fratoianni (RaiNews)
L’ipotesi di un duello ristretto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte comincia tuttavia a suscitare malumori. Da Alleanza Verdi e Sinistra arrivano i moniti di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: i gazebo si faranno se necessari, ma prima occorre un’intesa programmatica chiara per il Paese. Il timore di Avs è che trasformare la coalizione in un ring anticipato finisca per produrre più feriti che vincitori. In casa Dem si guarda all’autunno, tenendo presente che la definizione dei tempi per la scelta dello sfidante di Giorgia Meloni dipenderà strettamente anche dalla riforma della legge elettorale.
Matteo Renzi (Instgram Matteo Renzi)
Le distanze principali tra la segretaria del PD e il leader del M5S continuano a concentrarsi sulla politica estera e suiuti all’Ucraina. In questa fase Conte si mostra particolarmente attivo sul territorio, convinto che rinviare la scelta del candidato a febbraio finirebbe per regalare mesi di vantaggio alla premier. Nel frattempo, altre componenti della coalizione studiano le proprie mosse: Matteo Renzi ventilerebbe l’ipotesi di correre, Alessandro Onorato con Progetto Civico Italia propone un programma a settembre e primarie a novembre, mentre restano operativi anche profili come Ernesto Maria Ruffini.
Pierluigi Bersani (Marco Alpozzi/ LaPresse)
L’unica alternativa al confronto diretto via gazebo resta la figura di un “federatore” super partes in grado di sintetizzare le diverse anime senza decretare la vittoria di una fazione sull’altra. Tra le opzioni riemerge il profilo di Pier Luigi Bersani, considerato interlocutore d’area capace di dialogare con PD e Movimento 5 Stelle, mentre sullo sfondo restano i nomi dei sindaci Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi e l’incognita legata alla sindaca di Genova, Silvia Salis. In attesa di sviluppi concreti e di possibili scatti unitari — come il dibattito congiunto previsto all’inizio di settembre alla festa nazionale di Avs — la situazione del centrosinistra si riassume nelle parole di un osservatore che cita John Lennon: qualcosa bolle sempre in pentola, ma per ora resta ancora vuota.












