«Il quadro normativo Ue – spiega l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia Guido Guidesi – limita la competitività delle aziende: il tema oggi non è elettrico sì, elettrico no, il tema è auto sì o auto no. I provvedimenti presi non bastano e non cambiano in nulla il quadro dei vincoli posti. Ora però la discussione passa al Consiglio Ue e al Parlamento comunitario e in quelle sedi si dovrà giocare a carte scoperte, tutti i governi dovranno fare la propria partita. Tenendo conto che in gioco a questo punto è la competitività del futuro».
Le prime aperture di Bruxelles sull’introduzione di criteri di contenuto locale per l’accesso dei veicoli made in Europe a incentivi pubblici, appalti e flotte aziendali, rappresentano per l’Associazione Nazionale della Filiera dell’Industria Automobilistica un primo passo nella giusta direzione, anche se occorre andare oltre per difendere la manifattura continentale. «Questo è il momento in cui non dobbiamo perdere altri pezzi di industria – spiega il presidente del Gruppo Componenti di Anfia Marco Stella – In un contesto globale segnato da dinamiche competitive sempre più aggressive, in particolare da parte dei player cinesi, e da nuove tensioni negli scambi internazionali è bene che l’Europa diventi più consapevole del proprio ruolo e si doti di strumenti per orientare queste dinamiche anziché subirle passivamente, mettendo in campo politiche industriali capaci di sostenere e rafforzare la competitività della nostra filiera».
«La filiera dell’automotive – dichiara Roberto Saccone, Presidente Camera di commercio di Brescia – è nel pieno di una trasformazione profonda, spinta dalla transizione energetica, dall’innovazione tecnologica e da uno scenario competitivo sempre più complesso e con la presenza di attori nuovi ed agguerriti. La leadership nel settore della componentistica automotive del nostro territorio è sempre stata il risultato di competenza industriale, di capacità di innovare e di apertura ai mercati; ma la leadership industriale non si conserva per inerzia: si riconquista attraverso investimenti, innovazione e capacità di fare sistema. È quindi il tempo di un nuovo salto di qualità che metta in campo, da un lato, la collaborazione le tra imprese e le loro rappresentanze, con le istituzioni pubbliche in grado di influenzare il legislatore europeo e, dall’altro, una forte spinta all’innovazione.
Numerosi i nodi segnalati dalla aziende, dalle regole Cbam che inseriscono nuovi costi per chi importa materie prime necessarie alla mancanza di neutralità tecnologica che limita le scelte dei costruttori, a cui si aggiunge la scarsità degli input strategici. «In dieci anni l’export verso Cina e India di rottame di alluminio è quasi raddoppiato – spiega la Ceo di Raffmetal Roberta Niboli – arrivando al record di 1,3 milioni di tonnellate e questo si traduce in scarsità per le nostre aziende, che devono così dipendere dall’estero». Scenario complesso, a cui la filiera locale prova a rispondere provando anzitutto a diversificare i propri sbocchi oltre l’auto andando inoltre a coprire segmenti di mercato ad alta specializzazione. «Puntiamo anche sulla generazione di potenza e sulle applicazioni rivolte all’energia per i data center – spiega Gnutti, vicepresidente di un gruppo da 750 milioni di ricavi – e in questo caso si tratta di ambiti in fortissima crescita». «Piuttosto che impegnarci sulle grandi piattaforme – aggiunge Angelo Ghidoni, ad di Ghial, 120 milioni di ricavi – abbiamo scelto negli anni di concentrarci nelle nicchie, anche per produzioni che altri non ritenevano conveniente fare. E quello che in passato poteva apparire come un vincolo alla crescita oggi si rivela un grande vantaggio competitivo».












