Un mercato globale da duecento miliardi entro il 2030, con una progressione di crescita continua. Gli umanoidi saranno la naturale evoluzione della robotica e Bosch, leader globale delle tecnologie digitali applicate all’automazione industriale, punta a una crescita aggiuntiva di fatturato di un miliardo all’anno. Stefan Hartung, presidente del consiglio d’amministrazione di Bosch, nel corso dell’evento di Berlino dedicato all’automazione e alla robotica applicata, delinea la strategia del colosso tedesco (91 miliardi di fatturato di cui 2,3 in Italia, 230 stabilimenti e 430mila addetti nel mondo). Partendo da una base storica, che è il core business dell’azienda di Stoccarda: l’automazione nella mobilità. «La tecnologia dei sensori, il software e la conversione efficiente dell’energia elettrica in energia cinetica non riguardano solo la tecnologia legata alla mobilità autonoma, ma sono le chiavi di volta della robotica moderna», dice Hartung. Tradotto: le tecnologie applicate per anni all’auto, dal wireless alla guida autonoma, solo per fare un paio di esempi, traghetteranno in maniera naturale alla robotica industriale.
La svolta sarà la crescita degli umanoidi. La trasformazione progressiva, ma ritenuta ormai ineluttabile della macchina in applicazioni simili in ogni aspetto all’uomo e impiegabili sulle linee di produzione ma anche nei servizi. «La crescita della robotica umanoide», spiega Hartung, «farà aumentare la domanda di componenti e soluzioni digitali». Che Bosch sarà in grado di sviluppare con i partner e di fornire ai clienti a valle. «Uniamo le tecnologie collaudate di diversi settori industriali e le innovazioni visionarie», spiega Hartung, «per far avanzare le economie di scala della robotica nell’industria, con l’obiettivo di arrivare rapidamente agli umanoidi utilizzati nella produzione e nei servizi». Macchine in tutto e per tutto simili all’uomo che saranno impiegate, oltre che sulle linee anche nelle attività della vita quotidiana. «Dagli ospedali alle case di riposo per anziani, dalle abitazioni private fino ai punti di manutenzione per le autovetture», ragiona Hartung, «immaginiamo un mondo in cui gli umanoidi avranno un ruolo significativo per alleviare il lavoro dell’uomo, ma non per sostituirlo».
Per questo saranno decisive le partnership. Dalla collaborazione con le start up fino agli accordi strategici con i colossi del digitale. Con la start-up tedesca Neura Robotics, per esempio, Bosch collabora per lo sviluppo dei robot cognitivi. E ancora, grazie alla storica esperienza nel settore produttivo, Bosch è anche partner strategico delle maggiori start-up globali della robotica, tra cui Bowintec e SpiritAI in Cina, Humanoid nel Regno Unito. Il colosso tedesco, in particolare, porta i loro prototipi al livello di produzione. In Cina, la multinazionale tedesca ha riunito le partnership nella Bosch Robotics Center China, costituita all’inizio dell’anno, che sta accelerando lo sviluppo dell’intelligenza artificiale fisica e la commercializzazione di soluzioni robotiche e umanoidi.
Oltre a contribuire alla cosiddetta “intelligenza” dei robot, Bosch sviluppa anche i componenti che rendono possibile il comportamento fisico degli umanoidi. Dai motori elettrici ad alta precisione che assicurano la dinamica e dei movimenti, al controllo intelligente e flessibile dei robot negli ambienti di lavoro. I sistemi che danno ai robot la potenza, la velocità e la precisione per operare in contesti industriali e di servizio. Una vera e propria spina dorsale tecnologica per molte attività di automazione. Un mercato destinato a esplodere e su cui la concorrenza globale sarà spietata. «L’Europa», dice Hartung, «deve recuperare terreno. Deve consentire di sperimentare. Se i nostri competitor globali hanno regole precise, noi dobbiamo metterci al passo o perderemo quote di mercato». Nel mirino c’è l’AI Act e la regolazione chiara del sistema. Ma questa è un’altra partita. Quella che l’industria giocherà nei prossimi mesi a Bruxelles.






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