Storie Web martedì, Gennaio 27
Boom di attacchi hacker, aziende a caccia di Cybersecurity analysis

Il boom degli attacchi hacker spinge la richiesta di Cybersecurity analysis: per i prossimi dieci anni è prevista una crescita del 29%. Perché, qualche volta, basta un click sbagliato per innescare un meccanismo che mette a rischio dati, sistemi e continuità operativa aziendale e, nei casi più gravi, un’intera reputazione.

Il fattore umano

Argomenti al centro del Richmond Cyber resilience forum, promosso da Richmond Italia a Rimini, in cui è stato rimarcato che oggi «alle imprese non basta infatti più solo difendersi dagli attacchi informatici che, nel 60% dei casi, sono causati dal fattore umano ma dovranno essere sempre più resilienti, investendo in nuove figure professionali, sempre più centrali, come gli analisti di cybersecurity». E poi il panorama che va dal ruolo dell’intelligenza artificiale alla sicurezza della supply chain, fino alle sfide del futuro quantistico.

Le sfide del futuro

«Oggi parlare di cyber resilience», sottolinea Marina Carnevale, events conference director di Richmond Italia, «significa accettare che le violazioni della cybersicurezza non siano più un’eventualità remota, ma uno scenario concreto con cui le organizzazioni devono fare i conti». Anche perché la criminalità informatica «non è più un fenomeno sporadico, ma una minaccia operativa costante».

Un attacco ogni 39 secondi

Nel quadro globale, come sottolineato nel corso del Forum, «si registra in media un attacco cyber ogni 39 secondi, per un totale di circa 2.200 incidenti al giorno». C’è poi la tendenza che, come sottolineato dal Cybersecurity Statistics 2025, nel primo trimestre del 2025 registra un aumento del numero di record violati del 186%. A rendere lo scenario ancora più complesso è l’evoluzione delle tecniche di attacco. L’Italia, come sottolineato dagli esperti, «continua a essere all’ultimo posto tra i membri del G7 nel rapporto tra spesa in cybersecurity e Pil (0,12%), con un valore ancora lontano da quello degli Stati Uniti (0,34%) e dal Regno Unito (0,29%)». In ogni caso «sono in aumento gli specialisti interni dedicati alla cybersecurity e oggi il 58% delle grandi imprese dispone di un Chief Information Security Officer».

Invertire la rotta

Una delle strade principali da seguire per invertire questa rotta, secondo gli esperti, è quella della conoscenza e della padronanza dei sistemi utilizzati. E, in questo ambito, diventa importante «adottare un approccio strutturato e condiviso, che consenta non solo di rafforzare le difese tecnologiche, ma anche di sviluppare modelli organizzativi e culturali in grado di garantire continuità, adattamento e solidità nel tempo». Elementi fondamentali e strategici per la sostenibilità e la competitività delle imprese.

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