
Era il nuovo Eldorado per le aziende del design italiano, fino a pochi anni fa, poi la pandemia da Covid 19 ha cambiato lo scenario e la Cina ha perso rapidamente posizioni nella classifica dei principali Paesi di destinazione per i mobili made in Italy, sebbene su valori importanti (quasi 500 miliardi di euro di beni esportati nel 2024, dati FederlegnoArredo).
Aperture a Shenzhen e Wuhan
E più delle difficoltà economiche e del rallentamento dei consumi, a pesare è stato – nel design come nella moda – l’emergere in questi anni di molti nuovi brand locali. «Molto belli e molto ben fatti», precisa Roberto Gavazzi, presidente e ceo del gruppo Boffi-DePadova che, invece, proprio in Cina ha appena concluso una serie di investimenti importanti, con l’inaugurazione di due nuovi spazi monomarca a Wuhan e Shenzhen, ciascuno di 400 mq distribuiti su più livelli, e il raddoppio delle superfici dei due negozi di Pechino e Shanghai. «Ci sono ancora un paio di città molto interessanti, in cui vorremmo espanderci, e poi vedremo, vogliamo comunque essere cauti – spiega Gavazzi -. Stiamo seguendo una strategia di crescita dinamica, ma non eccessivamente aggressiva. È un mercato su cui riponiamo importanti aspettative, come tutta l’Asia che ha un ruolo chiave nel nostro sviluppo, ma siamo consapevoli che la competizione è diventata molto alta». In un contesto sempre più attento al design contemporaneo di alta gamma, favorevole dunque al successo di marchi come Boffi e DePadova, «se vuoi competere devi essere al vertice, perché solo lì riesci ancora ad avere un fascino, una ragione per essere comprato e quindi una ragione di esserci», aggiunge l’imprenditore.
Occorre investire tantissimo, per avere negozi molto belli nelle location migliori, curate dagli architetti più rinomati. E, soprattutto, per un’azienda del mobile occorre avere non solo prodotti interessanti, ma «un progetto molto sofisticato come il concept Way of Living che presentiamo nei nostri negozi cinesi, che unisce i nostri tre brand presentando ai clienti proposte per fare una casa completa – dice ancora Gavazzi -. Un progetto così completo e articolato è difficile da replicare, soprattutto nella sua distribuzione internazionale, che deve garantire livelli altissimi di brand, di servizio, di supporto e qualità».
Il retail cresce più del contract
Il gruppo ha uno dei suoi punti di forza proprio nella distribuzione retail, che infatti ha tenuto nei numeri anche in questi ultimi anni, mentre viceversa segnava cali anche significativi per il mondo dell’arredamento in generale. Su un fatturato di circa 127 milioni di euro raggiunti nel 2024, infatti, il retail rappresenta il 90-95% del valore, Il contract, che nel caso di Boffi-DePadova riguarda solo singoli progetti di alto valore e qualità, non grandi forniture, ha visto invece una contrazione nel 2025, dovuta soprattutto allo slittamento di alcune commesse, principalmente negli Stati Uniti, che porterà il fatturato complessivo del gruppo a chiudere l’anno con un calo complessivo del 4-5% circa.
Previsioni per il 2026
Positive invece le previsioni per il 2026, con un budget che prevede una crescita del 4%, trainata soprattutto dai mercati asiatici e anche da quello statunitense, primo Paese estero per vendite, che pesa per il 30% circa dei ricavi. «Anche qui il retail ha tenuto, nonostante il clamore suscitato dai dazi, che hanno disorientato i clienti, congelando gli acquisti per alcuni mesi – dice Gavazzi -. Ma siamo fiduciosi che le cose si sistemeranno: negli Usa siamo molto forti e ben organizzati, con sette negozi proprietà».










